26/11/2017 10:10:00

Nat Scammacca, "Lettera a Lee"

 «Un mediterraneo diventato americano per sbaglio», così Fiore Torrisi sintetizzava la figura di Nat Scammacca, sovvertitore della percezione comune dello stare al mondo, guerrillero heroico delle parole nella stagione in cui si iniziava a comprendere che possedere una lingua equivaleva a resistere – e contrastare – le dittature autorizzate e non.

Per Scammacca l’aggettivo «mediterraneo» non si riferisce soltanto alla collocazione spaziale della sua patria d’adozione, ma intende descrivere il suo animo eternamente in between, ovvero ‘nel mezzo’ di più realtà contrapposte, discordanti, che nella poesia si armonizzano trovando la voce dell’uomo come unità dei paradossi.

Empirico e razionale, americano e siciliano, poeta e uomo: oggi leggiamo uno dei testi più intimi della produzione inglese dell’autore, Your dad with love, una lettera in versi indirizzata alla figlia Lee, dove confessa il bisogno di un amore puro, redenzione dal dolore dei suoi continui abbondoni («[…] Ho conosciuto in questi giorni tanta pioggia/ e mi serve una barca per non bagnarmi più»).

La traduzione poetica dal titolo Lettera a Lee, curata da Santo Calì, è tratta dalla silloge del 1971 Glenlee per i tipi di Giuseppe Di Maria Editore.

 

MARCO MARINO

 

***

 

       Tu ancora non sai leggere, sei troppo bambina,

un anno appena e non sai come vanno le cose.

Ed io continuo a scriverti

di cose che tu non conosci.

 

      L’inverno abbrividisce sulla porta.

Quando da te mi distaccai le foglie

s’inverdivano e il mondo era già tuo.

Il mio volto d’allora s’è scavato.

 

      Pure cerchiamo di vivere, dobbiamo

vivere, sai! O ci scoppia la bile.

Da quattro mesi che tento d’alzarmi

dal letto…

 

             Sono stato io, io solo

a separare noi. Ero convinto

che dovevo. Avevamo perso tutti

la testa. Ma, giusto o sbagliato,

è inverno ormai, una stagione fredda.

 

      Non so essere un martire. Vorrei

vivere davvero per sempre accanto a te;

ma dopo essere andato avanti e indietro

ci sarà chi mi creda e mi perdoni?

 

       Sono di gelo i miei piedi, i tuoi, - lo spero almeno, -

caldi. Ho conosciuto in questi giorni tanta pioggia

e mi serve una barca per non bagnarmi più,

le strade restano molli e il sole non le asciuga.

 

       Dovrebbe essere così pure a Sterlingshire

anche se tua madre scrive che la stufa è accesa,

dille che una lettera o due in questo momento

farebbero lo stesso per me…

                                      Il tuo papà, con amore.