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12/01/2018 06:00:00

Elezioni, il risiko delle candidature. Tutti i nomi in ballo, dal Pd a Forza Italia

 E' cambiato mood nell'elettore italiano. Il PD perde quota, lo fa con il Matteo Renzi nazionale ma lo fa a picco su tutti i territori.
L'elettore è deluso, è stato promesso 100 ed è stato realizzato 10.
A questo si aggiunga che Renzi non ha ancora chiarito se vuole fare il segretario nazionale del Partito Democratico e anche il Presidente del Consiglio, o se manda avanti un altro Premier, come l'uscente Paolo Gentiloni.
Più tardi chiarirà questa posizione, più punti percentuali perderà.
Non c'è raccordo con i territori, la classe dirigente non è ben radicata, si impone, detta le regole, non le condivide.
Renzi non ha saputo nei territori siciliani, specialmente, affidarsi a persone “democratiche”, che abbiano realmente a cuore le sorti del partito ma soprattutto dell'elettore. Finita la campagna elettorale, poltrona raggiunta, in molti sono spariti. L'elettore lo racconta in giro, credibilità minata. Voto perso per le prossime consultazioni.
E' questo che Renzi dovrebbe appurare attraverso i suoi fidi consiglieri, giovani e smart.
Classe dirigente non significa  comando assoluto e leadership di plastica, con una facciata senza prospettive. Assunzione di responsabilità e volto nuovo, per un partito che non si è mai davvero rinnovato ma che ha trovato la sua metamorfosi in falsi renziani, che tale strada hanno intrapreso perché le altre erano già state praticate.

Al contempo la sagra delle promesse è partita, come quella delle accuse.
Liberi e Uguali, dice Renzi, ruberebbe i voti al PD per consegnare il Paese al centrodestra. Non si sforzi Renzi, l'eventuale disastro elettorale è tutto suo. Il primato va a chi si è intrappolato nella stessa ragnatela che ha tessuto.

E sono iniziate a Roma le consultazioni, si parte proprio dalla Sicilia. Il primo è stato il segretario regionale dem, Fausto Raciti. Che partito si vuole consegnare? Che tipo di rappresentanza dei territori si vuole far prevalere?
Ebbene, il Partito Democratico, intanto, in provincia di Trapani così come in tutta la Regione, non vorrebbe riconoscere spazio ai cugini di Sicilia Futura. Altro nodo da sciogliere. Le indicazioni per questa provincia sono un po' le stesse, il più gettonato è il sindaco di Salemi, Domenico Venuti. Lo stesso, però, pur mettendosi a disposizione del partito sostiene che di certo non ci sia nulla.
Venuti, prima di tutto, è sindaco di un piccolo Comune, eletto con i suoi consensi senza essere portato a braccetto da nessuno. Deve rispetto, lo dice con orgoglio, alla sua comunità che ha sempre dimostrato un certo affetto verso il Primo Cittadino.
Il sindaco di Salemi, dalla sua, non nega di incontrare i territori, lo fa da dirigente regionale, senza avere un doppio fine. Il collegamento con i cittadini, con gli elettori e i simpatizzanti, è la base politica su cui Venuti ha centrato il suo modus operandi.
Si brancola nel buio circa le candidature, troppe incertezze. Intanto, dice Venuti, è giusto che ci sia la condivisione dal basso, che non ci siano imposizioni e che ci sia il radicamento sui territori.

Da Roma fanno sapere che sarà direttamente Renzi ad avere l'ultima parola su nomi e posizioni.
A volere essere ricandidata, in posizione di certa elezione, è la senatrice uscente Palema Orrù, non nasconde il suo personale rapporto con Maria Elena Boschi.
E poi c'è Piero Savona, l'ex candidato sindaco della città di Trapani. A Savona pare sia stato promesso un impegno diretto per una posizione certa all'interno del PD.
Insomma, tra una riproponibile candidatura a sindaco o a deputato nazionale, una poltrona virtuale per Savona ci sarà.
Non in ultimo ci sono i due nodi da sciogliere: Giacomo Tranchida che non disdegnerebbe l'esperienza romana e il leone ferito, Paolo Ruggirello. Quest'ultimo vicino a Luca Sammartino, deputato regionale dem, e vicino anche a Luca Lotti.
Accanto al PD c'è la nuova formazione, che non è una margherita ma una peonia: “Civica Popolare”.
Così lo rappresenta Beatrice Lorenzin. Il nuovo soggetto politico, con un logo da chupa chupa, ingloba una serie di sigle partitiche da prefisso telefonico.

E dentro Sicilia Futura chi potrebbero essere i candidati? Giacomo Scala ha capeggiato la lista alle regionali con i suoi 5500 voti. Per lui si potrebbero aprire le porte di un posto al Parlamento nazionale, con la benedizione di Totò Cardinale.

Un po' più a sinistra ci sono le candidature di Giuseppe Marascia, del movimento “A Misura d'Uomo”, e di Salvo Natale che ne è presidente.
Le due candidature confliurirebbero dentro la “Lista del Popolo” di Antonio Ingroia, fondatore del movimento.

Liberi e Uguali ha dato vita alla prima assemblea regionale, circa cento le candidature in tutta la Sicilia tra cui gli uscenti Erasmo Palazzotto, Pippo Zappulla, Francesco Bocchino, Maria Greco e Francesco Campanella. E poi ancora Mariella Maggio, Pino Apprendi, Bianca Guzzetta. A presiedere ai lavori, il deputato regionale, Claudio Fava. Nel maggioritario si potrebbe candidare con LeU il Sindaco Petrosino, Gaspare Giacalone, che sarebbe anche capolista nel collegio proporzionale.

Dalle parti del centro destra ci sono varie formazioni. L'assessore regionale Mimmo Turano, che fa capo all'UDC fa sapere che in provincia di Trapani si riparte da tre soggetti che hanno concorso a formare la lista per le regionali: Turano, Eleonora Lo Curto e Peppe La Porta.

Dalla parte di Forza Italia c'è in atto una guerra interna che produrrà più di qualche malcontento.
A brevissimo, si conferma da ambienti palermitani, ci sarà la nomina del commissario provinciale in capo alla persona di Stefano Pellegrino. A lui poi il compito di formare liste e dare indicazioni.Con Pellegrino dialoga soventemente Peppe Parrino, alcamese, che ha avuto garantito il seggio al Senato da parte dello stesso Gianfranco Miccichè.

L'amicizia tra Miccichè e Parrino è riconducibile a vecchia data, forzisti entrambi della prima ora, adesso sembra che il vento soffi verso il medico Parrino, che ha sfiorato la candidatura più volte.
Miccichè, seppure con ginocchio infortunato, pare abbia detto a Parrino di iniziare ad aprire i comitati elettorali. E le promesse di Miccichè le conoscono tutti.

E Antonio d'Alì? Il senatore, è noto, non ha mai chiuso gli accordi in Sicilia ma direttamente con Silvio Berlusconi, con cui ha un rapporto personale.
Difficile che d'Alì possa soccombere, nonostante Miccichè si sia armato per farlo fuori politicamente.
Il commissario regionale forzista vorrebbe tentare anche la scalata con Giovanni Lo Sciuto, ponendo d'Alì in minoranza. E Toni Scilla? Scilla è già seduto ad occupare un posto presso l'assessore all'Agricoltura di Edy Bandiera: capo segreteria tecnica. Per Scilla è difficile ottenere un posizionamento alle elezioni nazionali. Il collegio di Mazara è accorpato con quello dell'agrigentino e ad andare verso la riconferma è Giuseppe Ruvolo.
Un altro nome che circola è quello di Silvia Calvanico, collegio di Mazara. Candidata alle ultime regionali, vicina a Totò Cuffaro.
Di petaloso non c'è nulla, fiori a parte, resta il risiko delle candidature su cui però si gioca la credibilità e la governabilità del Paese Italia.


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