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04/03/2018 08:20:00

"Zeru Virgola". Un inedito di Marco Scalabrino

 Di cosa parliamo quando parliamo di dialetto? Di un retaggio antico, di una lingua fossile, incomprensibile ai più: ci riallaccia sempre ad un passato, a noi vicino, sì, ma percepito come un tempo diverso. Ormai irrimediabilmente distante.   

C'è però chi crede che il dialetto non debba essere relegato in questa prigionia passatista, c'è chi continua a pensare che una lingua che alimenta la sua capacità espressiva dalle radici di un'anima terragna, e non sciacqua i panni in Arno, sia ancora in grado di raccontare il presente e del presente far percepire il suo caotico manifestarsi. Questi chi nella nostra provincia si raccolgono nel nome del poeta Marco Scalabrino.

Nella sua lunga attività di studioso del dialetto e di autore dialettale, Scalabrino restituisce alla poesia siciliana la sua frevi, la sua febbre, quell'ancestrale piressia che ci permette di osservare e di percepire il quotidiano lasciandoci attraversare dal sentimento del tempo della nostra Matria.

 

Ringraziamo Marco Scalabrino per aver offerto un suo inedito ai lettori di Tp24.

 

MARCO MARINO

***

 Zeru virgula

 

 

Aju â ‘llestiri un nòlitu,

senza cutugnu né siddiu.

 

Sugnu a quota dui.

 

Prima eranu quattru.

 

Di stu passu arrivu a zeru virgula

e … bonanotti.

 

 

A l’acqua!

A l’acqua!

 

 

Zero virgola (Adattamento in italiano di Maria Pia Virgilio)

 

 

Ho da sbrigare una seccatura,

senza broncio né malanimo.

 

Sono a quota due.

 

Prima erano quattro.

 

Di questo passo arriverò a zero virgola.

e … buonanotte.

 

 

All’acqua!

All’acqua!