La Penelope "siciliana" di Luana Rondinelli andata in scena a Segesta
di Katia Regina
Gettata in mare appena nata per ordine del padre e salvata dalle anatre. Data in sposa ad Ulisse scopre presto che l’amato marito ha la fissa per i viaggi, ma non solo. Cugina della bella e opportunista Elena, imparentata a sua volta, per mezzo di uova fecondate da più padri, coi gemelli Castore e Polluce, per gli amici Dioscuri. Costretta, dopo la partenza di suo marito, a fare la badante del suocero che pure la incita a risposarsi anziché aspettare suo figlio. Madre di un figlio irriconoscente che la prende a male parole durante i banchetti a palazzo. Asfissiata da 108 pretendenti Proci talmente idioti da credere allo stratagemma della tela tessuta di giorno e scucita di notte. Unico amico l’anziano Tiresia che, sorseggiando sangue, riesce a vedere cose nonostante sia cieco.
Che dire? Con tutti questi ingredienti o ci fai un poema o una puntata di Desperate Housewives, oppure uno spettacolo teatrale. Ed è quanto ha fatto Luana Rondinelli. La sua verve ironica si è spinta oltre il paradosso iniziale dei personaggi mitologici, aggiungendo caratteristiche e tic contemporanei a tratti esilaranti. Il tutto servito in vernacolo siciliano.
L’intuizione più interessante è stata, secondo me, aver caricato il personaggio di Penelope di un dramma originale: essere stata abusata dal padre re Icario. Il vero viaggio dunque non sarà più quello del marito Odisseo, sarà quello, ben più temibile, fatto dentro se stessa per elaborare un simile crimine subìto da fanciulla. Un dolore lacerante che lascia sullo sfondo il dramma della solitudine e dell’attesa.
A smorzare l’atmosfera cupa che avvolge il palco e gli spettatori, dopo la rivelazione di Penelope, ci sono i gemelli gender Castore e Polluce, niente combattimenti valorosi come vorrebbe il mito, ma tacco dodici calzato con una disinvoltura inquietante.L’indovino Tiresia diventa Magnifica, colto magari in quel lasso di tempo che gli è stato concesso d’essere pure donna.
Una Penelope che prende coscienza di sé non può che riscattarsi stravolgendo il finale che, a questo punto, diventa necessario. A Luana anche il merito di aver scelto attori molto bravi, senza cedere alla tentazione di voler primeggiare in scena, ché tanto di solisti già ne abbiamo abbastanza. Ha scelto per sé il ruolo di una delle tre Parche.
Gli altri interpreti di quest'originale Odissea sono la catanese Giovanna Centamore, che interpreta Penelope, Corinna Lo Castro, Mauro Failla, Giovanni Maria Currò, Camilla Bianchini, Laura Giordani. Gli ormai collaudati, e talvolta un po’ ripetitivi, giochi di parole disseminati nel testo hanno fatto breccia ancora una volta, il testo di “Penelope - L'odissea è fimmina” lo scorso marzo ha già incassato i primi riconoscimenti ricevendo al Piccolo di Milano il premio per la drammaturgia femminile italiana “Anima mundi”. Ancora un successo, dunque, per la marsalese Luana Rondinelli, alla quale si chiede ora di superarsi con il prossimo impegno teatrale.
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