20/12/2018 06:00:00

Operazione Eris: l’incontro tra Tamburello, Urso e Tripoli a Campobello di Mazara

Emergono nuovi e importanti risvolti dall’operazione antimafia "Eris" che ha portato, tra gli altri, al fermo del mazarese Matteo Tamburello.

Il 26 novembre 2016, le telecamere installate nella cava di San Nicola Soprano a Mazara del Vallo, dove lavora Matteo Tamburello, registravano l’ingresso dell’autovettura, una Citroen C4, intestata a Salifou Bance e utilizzata da Mario Tripoli, fratello del consigliere comunale di Campobello di Mazara, Maria Tripoli, di cui abbiamo già ampiamente raccontato qui.

L’auto su cui viaggiava Mario Tripoli qualche giorno fa è stata incendiata da ignoti a Campobello di Mazara. Secondo la polizia giudiziaria, all’interno della vettura, sul lato passeggero è seduto Raffaele Urso, detto Cinuzzo, storico boss mafioso di Campobello di Mazara arrestato nell’operazione "Anno Zero".

Gli inquirenti annotano che la Citroen C4 ha un contratto assicurativo che è stato stipulato da Rosetta Barbera, convivente di Mario Tripoli e che la stessa Barbera, dall’11 settembre 2007, è amministratore e socio unico della Belice Inerti s.r.l. di Campobello di Mazara, società attiva nel campo della edilizia.

La Citroen C4 di Tripoli è stata più volte controllata dai militari che hanno trovato a bordo diversi amici, parenti e conoscenti dello stesso Tripoli e nello specifico: il 30 marzo del 2012, a Campobello di Mazara, in via Mare, Mario Tripoli con Salvatore Leone; il 16 marzo del 2013, a Campobello di Mazara, in via Rodi, Rosetta Barbera; il 18 aprile 2014, in via Rodi, Mario Tripoli; il 5 giugno 2014, a Campobello di Mazara, in via Trapani, Mario Tripoli, Alessandro Cusumano, Giovanni Barbera e Stefano Gavio; il 12 giugno del 2016, sempre a Campobello in via Trapani, Antonio Tripoli, fratello di Mario Tripoli.

Gli inquirenti non sono riusciti però a registrare la conversazione tra Tamburello, Urso e Tripoli ma sostengono che l’incontro vertesse su temi economico-imprenditoriali e che fosse durato circa 10 minuti.

Secondo la Procura Antimafia di Palermo, le dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa (il "pentito" della famiglia Messina Denaro morto nel 2017) e le attività tecniche investigative hanno dimostrato l’esistenza di un “duopolio” campobellese, con Urso che ha sostituito nel tempo prima Nunzio Spezia (defunto) e poi Francesco Luppino (detenuto) e dall’altra parte l’anziano boss Leonardo Bonafede fedelissimo di Matteo Messina Denaro.

Tale decisione sarebbe stata presa dal superboss latitante Castelvetrano, il quale, informato dell’ostracismo dimostrato da Leonardo Bonafede nei confronti dell’Urso, avrebbe disposto che i due soggetti agissero in posizione paritaria.

L’incontro era talmente importante che Matteo Tamburello e Raffaele Urso erano disposti a rischiare l’arresto in flagranza di reato per la violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a cui erano sottoposti.