12/06/2019 06:00:00

Salemi. Presto la gara per Monte delle Rose, ma si attende l'ok per altri due progetti

In principio ci fu un Regio Decreto. Anzi, no.  In principio ci fu una “immane voragine” (come la definisce Paolo Cammarata nel suo “Il castello e le campane”).


In una notte da tregenda, tra il 5 e il 6 marzo del 1740, in un’atmosfera degna di un racconto di Allan Poe, gran parte della sua sommità venne risucchiata nelle viscere della terra trascinandosi dietro la chiesetta di Sant’Agata e ben due Conventi, uno dei Cappuccini e l’altro dei Frati Minori, edificati su quell’eremo agli inizi del 1500.


I tre fabbricati, tutti ubicati sulle pendici del Monte delle Rose, scomparvero nel nulla e senza che qualcuno in seguito decidesse alcunché per consolidare la zona. Nemmeno i Borboni di Napoli mossero un dito, a dispetto di quanto recentemente sostenuto da un certo becero revisionismo storico
Dovettero trascorrere 186 anni per ottenere il riconoscimento ufficiale della pericolosità di questa zona.  Esattamente, nel gennaio dell’anno di grazia del 1926, regnante Vittorio Emanuele III, veniva firmato il decreto. Destinato ad ammuffire negli scaffali ministeriali. Anche in questo caso, nulla venne fatto dal governo di Mussolini, troppo preso dalla ricerca di un posto al sole, quando invece la Sicilia ne aveva da vendere!


Monte delle Rose, ancora una volta, veniva abbandonata all’arbitrio della natura, spesso matrigna.  Anche se da parte sua l’uomo ci metteva il carico.  Le Istituzioni non solo non provvedevano a consolidare la zona, ma ne peggioravano lo stato, consentendo discutibili insediamenti edilizi, spesso di cattivo gusto, ma tanto ambiti da certa piccola borghesia emergente. E poco importa se nel frattempo alcuni studi idrogeologici assegnavano a Salemi, assieme ai comuni di Caltabellotta, Nicosia e Ravanusa, un primato per niente invidiabile.

Le fu assegnata una sorta di  maglia nera a causa della presenza di tre aree franose insistenti lungo tutto il perimetro del centro abitato.

Per non parlare delle periodiche frane che spesso hanno invaso fabbricati che, come si puo’ legge in una delle relazioni, si trovano nel posto sbagliato, proprio in “corrispondenza di pareti subverticali, dove riscontra il potenziale pericolo di distacco di blocchi. Alla base della parete, a causa dell'acclività e degli apporti idrici relativi ad eventi meteorici prolungati, si originano numerose frane di colamento di modesta entità, nonché fossi di ruscellamento concentrato che lambiscono alcuni edifici.”

Poi, nel 2016, 90 anni dopo il Reale Decreto, si ricominciò a sperare. Grazie al cosiddetto Patto del Sud che prevedeva un cospicuo stanziamento di risorse per opere pubbliche, e tra queste anche il risanamento dei costoni di Monte delle Rose, si pensò di essere ad un passo dalla soluzione del secolare problema.

Ma non saremmo stati in Sicilia se tutto fosse rigato velocemente. Sono dovuti invece trascorrere tre anni. La gara di appalto per l’aggiudicazione dei lavori della messa in sicurezza del Monte delle Rose dovrebbe ( il condizionale e’ sempre d’obbligo in terra pirandelliana!) avere luogo tra qualche mese. Mentre l’inizio dei lavori dovrebbero iniziare entro il corrente anno.

Il sindaco Domenico Venuti, ne ha ben donde quindi per essere soddisfatto, anche se le sue dichiarazioni di ovvia soddisfazione, conoscendo l’andazzo delle pubbliche amministrazioni, ci sono apparse venate da sano scetticismo. E’ sempre preferibile mettere le mani avanti!


"La prevenzione del rischio su Monte delle Rose, però, dovrà essere completato con altri due interventi, a valere sempre sui fondi del Patto per il Sud, che abbiamo presentato già da tempo alla Regione", ha precisato Venuti. Si tratta di progetti per complessivi 3,5 milioni che prevedono lavori anche sugli altri versanti della montagna: "L'auspicio è che si possa portare a termine un intervento completo e in tempi ragionevoli", ha concluso il sindaco di Salemi. Ecco. Tempi ragionevoli. E non quelli delle Sacre Scritture.

Franco Ciro Lo Re