Quantcast
×
 
 
20/06/2019 06:00:00

Marsala, Antonella Milazzo:"Questa città ha bisogno di idee e modi di fare giovani"

Antonella Milazzo, ex deputato regionale ed ex segretario comunale del Partito Democratico. Il quadro di questa amministrazione comunale non è troppo positivo, ora qualcuno potrebbe dire, allora aveva ragione Antonella Milazzo, diciotto, diciannove mesi fa.

Sì diciannove, forse venti. Qualcuno mi diceva di stare tranquilla che il tempo è galantuomo. I questi giorni mi è caduta sotto gli occhi la mia relazione che io feci nel novembre del 2016 quando sono stata acclamata come unica candidata alla segreteria comunale. E già allora dicevo le cose che dicevo fino a dodici mesi fa: grandi competenze, grandi capacità, assenza di ordinaria amministrazione, lo dicevo tre anni fa e questa assenza è diventata gravissima, perché a buca si è aggiunta buca, alla lampadina fulminata si è aggiunta la lampadina fulminata. Non basta la programmazione, questo sindaco ha fatto la campagna elettorale sulla normalità. Queste cose le ho sempre dette, perché ho sempre dato grande merito alla attività di programmazione a lungo termine, ma come diceva qualche grande economista: nel lungo periodo saremo tutti morti. Noi dobbiamo dare risposte nel breve periodo e le risposte che i cittadini che si aspettano quelle di tutti i giorni. Un altro dato che mi colpisce sempre di più è la tristezza di questa città. Vedo gente rassegnata, che magari si arrabbia sui social ma poi nulla cambia. Leggo di giovani imprenditori che hanno scommesso su questa città e che devono combattere per avere l’acqua per la loro attività. Io credo che questa tristezza, al di là delle condizioni oggettive dei soldi che non ci sono, anche se questa frase non si può più sentire, dico che chi è leader deve dare anche la speranza e la fiducia.

Questa città ha però bisogno di altro. L’amministrazione dalla sua potrebbe dire: il piano triennale è stato stravolto e non ci hanno consentito di accedere ai muti per fare le opere pubbliche. Cosa ne pensa della lettera scritta dai quattro consiglieri comunali Calogero Ferreri, Linda Licari, Luana Alagna e Federica Meo a Zingaretti, nella quale dicono a Gucciardi vada fuori dal partito. Secondo lei che effetti potrebbe sortire?

Credo che dobbiamo fare un altro passaggio, che è la necessità dell’ascolto, un altro mood di questa amministrazione e della maggioranza. Quello che è mancato sempre, è il non accettare il dialogo, il non accettare il confronto, sempre e comunque su qualsiasi argomento e il non accettare il dissenso. Io non sono di quelli che pensano che la bandiera va difesa sempre fino alla morte. C’è stata una scelta che si è rivelata sbagliata e credo che bisogna prendere atto, come, finalmente ha fatto l’onorevole Gucciardi, per cercare di andare oltre. E’ stata fatta una scelta sbagliata e vorrei ricordare, non per discolparmi ma per amore della verità che quella scelta è nata dalle primarie e nessuno se ne può prendere la piena responsabilità, aggiungo, è stata una scelta popolare per i meccanismi che esistono nel partito democratico ed è stata una vittoria con il 70% dei votanti, di cui nessuno può assumersi la responsabilità o prendersi il merito, perché quando il 70% dei cittadini fa una scelta credo che peccherei io di presunzione nel dire è stata merito mio o colpa mia. Nel 2015 ci sono stati una serie di eventi che hanno portato all’elezione a furor di popolo all’elezione di Alberto di Girolamo. Dopo però le cose cambiano.

Antonella Milazzo, nel 2015 il voto ad Alberto Di Girolamo è stato un voto sulla persona o contro Massimo Grillo?
Quel voto è stato una somma di cose. E’ stato l’effetto del primo Matteo Renzi e un Partito Democratico all’apice del successo. E’ stata una candidatura indovinata, perché aveva il profilo di società civile e di rottura.

Potrebbe mantenersi questo anche nel 2020?

Non credo proprio, non ci sono più quelle condizioni.

Baldo Gucciardi dice che le amministrazioni si giudicano alla fine del percorso, lei è d’accordo?

Sì, sono d’accordo ma devo fare un passo indietro. Le mie dimissioni nel marzo del 2018 sono nate non perché ho chiesto la testa degli assessori, ma ho chiesto di fermarci per fare una verifica di quale fosse la situazione. In quel momento c’era una consigliere comunale del PD che ha chiesto la sfiducia. C’era un malcontento in tutto il PD. Anche quella volta è stato approvato in giunta il piano triennale senza passare dal partito, senza passare dal gruppo consiliare. E quando le cose non si condividono il risultato è quello del 2019, che te lo votano quattro consiglieri. Mi pare che qualche problemino ci sia. Il consiglio è l’organo sovrano e il sindaco ha il dovere di rapportarsi con il consiglio comunale.

Antonella Milazzo, nel 2020 si vota. Tra un anno avremo già il nuovo sindaco. Che città dobbiamo disegnare per il futuro e chi potrebbero essere gli attori principali di questo disegno?

Dobbiamo disegnare una città che riacquisti la fiducia. Per quella non occorrono solo i soldi, sono necessari ma non è l’ingrediente principale. Una città che guardi al futuro, che dia speranza, che non faccia tornare i giovani, pare ormai un’utopia, ma che faccia rimanere chi ha deciso di investire qui e sono tantissimi. A me viene naturale fare il paragone con San Vito Lo Capo, dove il Cous Cous Fest è diventato un’attrazione mondiale. E ancora, Gibellina, dove stanno organizzando degli eventi culturali attorno al Cretto di Burri, è diventata una delle mete turistiche più importanti di questa provincia. E devo dire che l’idea del sindaco di Trapani di fare una destinazione turistica della Sicilia occidentale è fondamentale. E’ vero che l’aeroporto è altrettanto fondamentale, non voglio essere fraintesa, ma dico che ci sono tanti modi per fare arrivare i turisti, l’aeroporto in primis, ma ci sono altre cose perché l’aeroporto solo non basta. Noi non potevano sperare che i turisti che ci venivano paracadutati in braccio da Ryanair sarebbero rimasti per sempre, se non eravamo in grado di spargere nel mondo la notizia che c’è una provincia che è bellissima e che può essere visitata. Occorre una promozione turistica seria, occorrono servizi, occorrono eventi che fanno da traino e possano creare l’eco nel mondo. Questo immagino per il futuro, ma tutto ciò deve essere affidato a persone nuove e giovani.

Antonella Milazzo, c’è bisogno per la città di Marsala di una nuova classe dirigente nuova?

Io credo che la classe dirigente nuova ci sia ma ha bisogno dello spazio che in questi anni non ha avuto. Credo che sia necessario fare spazio a idee e modi di operare giovani. L’esperienza occorre, ma con grande generosità al servizio del nuovo. Questo può essere realizzato solo se si mettono insieme tutte le migliori risorse di questa città senza egoismi, come del resto si è fatto in altre città, più grandi della nostra.