Mafia, mazzette, eolico: adesso Nicastri parla. E in tanti hanno paura ...
Vito Nicastri ha deciso di parlare, di collaborare con i magistrati. L'ex re dell'eolico, che da Alcamo ha costruito un impero grazie alle mazzette e al supporto della mafia, ha cominciato a rispondere alle domande degli inquirenti. E sono in tanti a tremare: soci occulti, funzionari di Regione e Comuni che hanno ricevuto piccole e grandi mazzette, politici del suo giro.
Lunedì un nuovo blitz della Direzione investigativa antimafia ha portato all'arresto di altre due persone: un alto funzionario dell’assessorato all’Energia della Regione Siciliana e un imprenditore milanese. Entrambi sono accusati di una mazzetta da 500mila euro per agevolare una pratica alla Regione nel campo delle energie rinnovabili. Cosa ancora più importante ai fini investigativi, però, è che gli arresti sono il frutto della collaborazione dello stesso Vito Nicastri, il "re" dell'eolico siciliano considerato vicino ai clan.
Dopo l'arresto, infatti, Nicastri ha deciso di collaborare coi pm e per prima cosa ha svelato un giro di mazzette alla Regione siciliana in cui sarebbe direttamente coinvolto. In manette così è finito un suo ex socio e il funzionario regionale che avrebbe dovuto accelerare e favorire due impianti di biometano sull'Isola. Il funzionario pubblico è accusato di corruzione mentre l'imprenditore deve rispondere dei reati di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione, gli stessi di cui sono accusati anche Arata e Nicastri di cui lui sarebbe socio occulto.
Secondo l'inchiesta il funzionario arrestato sarebbe stato il tramite tra Nicastri e l'altro funzionario che firmava le autorizzazioni, già arrestato nei mesi scorsi insieme ai figli di Arata e Nicastri. Gli arresti riguardano in particolare gli impianti dovevano essere costruiti a Francoforte e Calatafimi. Secondo l'accusa, la mazzetta pattuita sarebbe stata di 500mila euro di cui i primi centomila sarebbero già stati consegnati, il resto invece doveva essere versato alla firma dell’autorizzazione.
«Ogni volta che dovevo parlare con Alberto Tinnirello, responsabile dell'ufficio III dell'assessorato e colui il quale avrebbe dovuto firmare l'autorizzazione, mi rivolgevo al responsabile del procedimento, Giacomo Causarano», racconta Vito Nicastri ai pm Paolo Guido e Gianluca De Leo. Così, invece, Paolo Arata con il figlio Francesco nel corso di una conversazione intercettata il 17 aprile del 2018 dalla Dia di Trapani, definiva Causarano: «Lui è uno che porta le cose al compimento è l'olio degli ingranaggi, Giacomino».
Quella di Nicastri, in carcere assieme al figlio Manlio, suo partner nel business delle energie rinnovabili, è una collaborazione eccellente che potrebbe portare a colpi di scena clamorosi e complicare la posizione processuale di uno dei suoi soci nascosti: Paolo Arata, faccendiere, consulente della Lega, finito in cella per gli stessi reati insieme al figlio Francesco. Arata è indagato anche a Roma per una presunta tangente di 30mila euro all’ex sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri.
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