07/09/2019 06:00:00

Il mistero Maiorana, riaperte le indagini. Immagini di Messina Denaro nel pc distrutto...

  Sono passati dodici anni dalla scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana, i due imprenditori palermitani, padre e figlio, di 47 e 22 anni, scomparsi misteriosamente il 3 agosto 2007 da Isola delle Femmine.

A luglio è morto per cause naturali l’85enne Francesco Paolo Alamia, il costruttore palermitano in odor di mafia che è entrato sin dall’inizio in questa vicenda e per cui il pm Roberto Tartaglia avrebbe chiesto il rinvio a giudizio assieme all’altro imprenditore vicino al boss Lo Piccolo, Giuseppe Di Maggio, se solo fossero stati trovati i corpi dei Maiorana.

In questa vicenda, che ancora oggi rimane avvolta nel mistero, ora l’unica certezza è che l’uomo che poteva essere l’imputato non c’è più.

La riapertura delle indagini – Il giudice dell’indagine preliminare Marco Gaeta ha respinto la richiesta del pm, ordinando nuove indagini. Alcune impronte digitali trovate sull’auto dei Maiorana, la Smart trovata parcheggiata all’aeroporto “Falcone e Borsellino”, hanno portato il gip a richiedere la riapertura delle indagini, disponendo la verifica sull’auto dei due imprenditori. Le tracce saranno messe a confronto con quelle di due persone che potrebbero sapere qualcosa.

Il processo indiziario mai iniziato - Nei dodici anni fin qui trascorsi i Maiorana non sono stati trovati né morti né vivi, e così il pm ha deciso di far archiviare il fascicolo per la seconda volta. Sarebbe stato indiziario sia il processo che il reato. Non c’era nulla, infatti, che poteva escludere un allontanamento volontario. E il fatto che la loro macchina venne ritrovata nel parcheggio dell’aeroporto suffragava questa ipotesi.

Il testimone - La mattina del 3 agosto 2007 una telefonata da parte di un collaboratore di Alamia a Dario Lopez, un personaggio che aveva affari in comune con il costruttore.  Nell’inchiesta sulla scomparsa dei Maiorana, la figura di Lopez ha sempre avuto un “atteggiamento costantemente ambiguo”, lo dice lo stesso pm Tartaglia che nella richiesta di archiviazione afferma: “Lopez ha testualmente dichiarato di avere avuto modo di visionare personalmente un filmato, conservato da Maiorana, che riprendeva Alamia nella sua villa di Altavilla Milicia nel corso di un rapporto sessuale consumato con una ragazza minorenne, di 14 anni al massimo». Il testimone racconta di aver sentito Maiorana gridare ad Alamia «che avrebbe fatto uscire i filmini... “ti rovino … ti faccio finire sui giornali”.

Il possibile movente - La scoperta di ciò che vide a Villa Milicia, dunque potrebbe essere il possibile movente dell’omicidio che si sarebbe consumato col metodo della “lupara bianca”. Il tentativo di stoppare il ricatto aveva anche visto la cessione di parte delle quote di due società edili da Alamia a Maiorana e alla compagna, l’allora trentasettenne argentina Karina Andrè.

Il sospetto coinvolgimento di Matteo Messina Denaro – Karina Andrè non è solo l’amante e prestanome in questa vicenda, ma una protagonista a tutti gli effetti, sarebbe stata lei a far distruggere l’hard disk del pc dell’uomo una volta scomparso. Questa circostanza l’ha lasciata scritta l’altro figlio di Maiorana, Marco, prima di suicidarsi nel 2009. E sempre sulla figura della donna c’è un altro testimone che, con molto timore disse – riferisce il pm — che la signora gli aveva confidato di un suo rapporto molto confidenziale con un importantissimo mafioso di Trapani, che aveva perso la testa per lei”. Tutto porta a pensare che questo mafioso sia il boss castelvetranese di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, che conosceva Maiorana, secondo quanto riferito da Lopez. Sotto interrogatorio Karina Andrè non ha fatto nomi, ma la possibilità che ci fossero le immagini dell’invisibile capomafia in quell’hard disk distrutto fa da sfondo a tutta l’inchiesta sulla scomparsa dei Maiorana.