11/09/2019 04:00:00

Depistaggio Via d'Amelio, teste poliziotto: "Nessuno ha istruito Scarantino"

Poi, ricorda anche la colluttazione tra Scarantino e Mario Bo, avvenuta il 27 luglio 1995. “Abbiamo dovuto ammanettarlo per farlo stare tranquillo, la moglie e i figli hanno assistito alla scena. Abbiamo chiesto a un collega della vigilanza esterna di darci delle manette per farlo stare tranquillo – dice – io ero armato, anche Mario Bo, forse, ma la pistola non è mai stata tirata fuori. Con Scarantino c’era sempre stato un rapporto molto corretto”. E alla domanda del pm Luciani spiega di non avere fatto “alcuna relazione di servizio”.

Poi, rispondendo ancora alle domande del pm Luciani, ha ricordato un altro episodio: “Una volta sola il falso pentito Vincenzo Scarantino mi disse che aveva paura di non essere creduto e io gli risposi ‘Se tu stai dicendo la verità, non devi avere paura’. Quella è stata l’unica volta”. E ha ricordato delle volte in “cui giocavamo a carte, anche se con il senno di poi mi sono pentito perché non dovevamo avere questa confidenza”. L’ultima domanda del pm Stefani Luciani riguarda la presenza del telefono a casa di Vincenzo Scarantino. “Sa se aveva un telefono a casa?”. E il poliziotto: “Ricordavo di no, ma poi ho saputo che c’era, l’ho appreso da notizie di stampa”. Mentre in altri interrogatori aveva detto che Scarantino non avesse un telefono. 

L’ex pentito Vincenzo Scarantino, nel periodo in cui era a San Bartolomeo a mare, nel 1995, quando decise di collaborare con la giustizia, “era molto geloso”, al punto che “guardava negli occhi tutti i poliziotti maschi perché era convinto che guardassero la moglie Rosalia”. Lo ha detto Margherita Giunta, la poliziotta dello Sco di Roma che sta deponendo, come teste dell’accusa, al processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio. La sovrintendente in quel periodo era stata inviata in Liguria per seguire la famiglia Scarantino. “Mi occupavo della moglie e dei bambini”, dice rispondendo alle domande del pm Stefano Luciani. “Venni mandata in Liguri da Scarantino perché veniva richiesta una figura femminile. E fummo prese da tutte le sezioni della Squadra mobile – racconta – Serviva una donna perché Scarantino era con la moglie e i figli, e la donna si interessava della tutela della signor Scarantino”. “Aiutavo i bambini a fare i compiti a scuola, la bimba di 10 anni faceva ancora la terza elementare – dice ancora – Scarantino era una persona molto pesante, non vedevo l’ora di uscire da quella casa”.

"Non ho mai visto Vincenzo Scarantino in possesso di documentazione o con verbali di interrogatorio - continua la sovrintendente della polizia di Stato, nel corso della sua deposizione nel processo sul depistaggio sulla strage di via d'Amelio, in corso a Caltanissetta.