Conte ha la fiducia del Senato. I retroscena: i dubbi del Pd, gli attacchi di Forza Italia
Può nascere adesso in via definitiva il Conte 2, il governo Pd-Cinque Stelle può continuare con la sua infornata di vice ministri e di sottosegretari.
Giochi di correnti, continue dentro al Pd, che tentano di giocarsi i ruoli dei sottosegretari. Matteo Renzi ha chiesto ai suoi un passo indietro questa volta, ma tra i suoi c’è chi a Roma sta facendo pressing per avere quel ruolo. I renziani non sono uniti come un tempo, la corrente Lotti-Guerini sta giocando la sua partita scollati da Renzi, la base riformista porta avanti uomini propri e tra questi la più accreditata è la catanese Valeria Sudano, ma non mancheranno colpi di scena dell’ultima notte.
All’area di Nicola Zingaretti, ma lo ha ribadito anche Gianni Cuperlo, non è andato giù il metodo con cui le liste per le nazionali del 2018 sono state chiuse: dentro una stanza Renzi ha blindato i suoi.
Nessuna ripicca, predicano l’unità, ma c’è un regolamento interno dei conti nel partito.
Due le strade: far entrare tra i sottosegretari e vice ministri i renziani del senato così da blindare Renzi e non fargli fare ulteriori colpi di testa ovvero lasciarli al loro posto, perché i numeri sono davvero risicati e i provvedimenti, mancando quei voti, potrebbero non trovare approvazione.
Una matassa molto difficile da districare. In Senato, ieri pomeriggio, sono stati tanti gli interventi, Gianluigi Paragone, del M5S, lo ha detto chiaro e si è astenuto dal votare la fiducia al governo, che ha ottenuto 169 voti favorevoli, 5 astenuti, 133 contrari.
Tra i dem c’è Matteo Richetti che non ha votato la fiducia a Conte, il suo discorso ha centrato tutti i nervi scoperti e le contraddizioni che stanno alla base di questa alleanza, spuria: “Presidente Conte se il suo vicepresidente del Consiglio non ha collaborato alla sua informativa delicata sui soldi russi doveva dirlo il giorno che si è presentato in Aula, non dopo. Lei ha posto la sua firma sui decreti sicurezza. Doveva farsi un altro tentativo per dare un governo al Paese, far vedere che un governo nasceva dal coraggio, non dal cinismo. Una fase nuova richiedeva un premier nuovo, un ministro autorevole alla Farnesina”.
Netto nella sua dichiarazione finale: “Presidente Conte dopo questo voto lei sarà anche il mio Presidente del Consiglio ma non avrà la mia fiducia. È uno dei giorni più difficili per me. Non posso per coerenza votare la fiducia a un governo nato su basi di convenienza e ambiguità".
Una seduta al Senato che ha visto tante contestazioni verso Conte da parte dei leghisti, Matteo Salvini ribattezzato il presidente del Consiglio "Conte-Monti", successivamente "l'uomo che sussurrava alla Merkel". Un intervento mirato non contro i Cinque Stelle ma contro il Premier: “Avete paura del voto degli italiani, perché sapete che non meritate quei voti”. Una poltrona, dice Salvini figlia del tradimento.
Duri anche i forzisti che non hanno votato la fiducia al governo, la senatrice Licia Ronzulli ha portato con se una scatoletta di tonno, un apriscatole, un lucchetto e dello scotch: vi siete asserragliati dentro le stanze del potere, siete uniti con uno scotch-dice- ma le cose fragili sono destinate a rompersi.
Non votano la fiducia nemmeno i parlamentari di Fratelli d’Italia che lasciano l’aula subito dopo il voto.
Voto contrario anche da +Europa, lo ha annunciato Emma Bonino: “Troppa continuità rispetto al governo gialloverde”.
E nel lungo pomeriggio al Senato arriva anche la gaffe della Presidente del Senato, Casellati, che invita Salvini a concludere il suo intervento: “Senatore “Casini” concluda il suo intervento”. Un errore che i leghisti fanno subito notare tra sorrisi e scongiuri.
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