24/09/2019 06:00:00

In Sicilia sempre meno occupati e più lavoratori in nero. I controlli sono insufficienti

In Sicilia c'è sempre meno lavoro e continua a crescere quello in nero. E quando è così chi ci perde non è solo chi accetta di lavorare in maniera irregolare ma anche lo Stato e l'erario con minori incassi dovuti all'evasione. Quello che viene messo in campo per diminuire il fenomeno, con controlli e ispettori non basta ed è sempre meno efficace.

E' un quadro desolante quello della Sicilia che vede diminuire gli occupati e crescere i lavoratori fantasma. I dati sono stati presentati  dalla Cgil regionale dal segretario Alfio Mannino.

I NUMERI - Dal 2012 al 2018 si registrano 51.509 occupati in meno e il lavoro irregolare è cresciuto dal 19,5% al 21,2% (Italia dal 13,3% al 13,4%). Alla crescita del lavoro irregolare si accompagna l'aumento degli infortuni sul lavoro, con un +0,5% tra il 2018 e il 2019 (dati del primo semestre). Tra il 2016 e il 2017 gli incidenti mortali sono passati da 77 a 84. E «non tutti gli infortuni vengono dichiarati all'Inail», ricorda il rapporto.

La disoccupazione nei vari comparti - Nel 2018 tra i settori con un tasso di irregolarità maggiore nell'Isola si evidenzia l'agricoltura (38%), seguita dalle costruzioni (25%) dai servizi (21,5%) e dal manifatturiero (11,9%). Lavoro irregolare che ha anche delle ripercussioni sulla finanza pubblica: il mancato gettito da forme di lavoro dipendente non denunciato è di 3 miliardi all'anno in Sicilia, secondo le elaborazioni del sindacato su dati dell'Istat sul totale dell'evasione stimata di 9 miliardi per anno.

L'inaudeguatezza dei controlli  - In Sicilia ci sono attivi 103 ispettori dell'Inps, 20 dell'Inail, 94 ispettori del lavoro e 20 del nucleo dei carabinieri che operano in convenzione con la Regione, ma non basta.  Questi ispettori devono controllare le 368 mila imprese attive nell'Isola. «Una media di 1.556 imprese all'anno. Controllandone una al giorno servirebbero sette anni per poterle controllare tutte», ha sottolineato il segretario Alfio Mannino nel corso della conferenza stampa. «Al netto di casi eclatanti come Palermo dove sono attivi solamente 4 ispettori del lavoro - si legge nel rapporto della Cgil - occorrerebbero almeno il doppio di ispettori Inps ed Inail ed il triplo di ispettori del lavoro». Attualmente, sottolineano dal sindacato «l'Inail (Ispettorato nazionale del lavoro) esiste solo sulla carta mentre è decollato nel resto di Italia».

Le richieste di CGIL alla Regione - La Cgil ha chiesto un confronto con l'amministrazione regionale per delle specifiche richieste. La prima per una norma che detti l'obbligo per le assunzioni in agricoltura di ricorrere alle regole del collocamento pubblico, avvalendosi dei centri per l'impiego; l'apertura di nove tavoli provinciali nelle prefetture per programmare controlli mirati; proporre una norma premiale per il lavoratori che autodenuncia la propria condizione di lavoratore in nero; agire sul versante contrattuale per la creazione di un fondo di premialità degli ispettori alimentati dagli introiti derivati dall'emersione. Nell'Isola la premialità media per un ispettore è di 800 euro all'anno, nel resto di Italia la cifra tocca i 4 mila euro. Infine «promuovere un'azione coordinata con Cisl e Uil per rendere le rivendicazioni patrimonio dell'intero mondo del lavoro». Il rapporto con il governo regionale, però, non è dei migliori.