Il Governo Musumeci va ko sulla riforma rifiuti. Il Governatore: "Stop al voto segreto"
Non è passato l’articolo 1 della riforma sui rifiuti proposta dal governo Musumeci, che punta tutto sulla differenziata e sulla creazione di impianti di compostaggio e di biogas.
Il governatore dell’Isola è stato tradito, insieme al suo esecutivo, dall’ARS. Un voto segreto che ha messo ko il governo, non è nemmeno la prima volta.
E’, però, il punto di non ritorno per Musumeci che ha deciso di non mettere più piede in Assemblea fino a quando non verrà abolito il voto segreto, strumento che molti parlamentari utilizzano per giocare al gatto e al topo, per nascondersi, non ci mettono la faccia e nemmeno la buona decenza.
Bracca la maggioranza, Musumeci, e la costringe a fare una scelta. Il presidente della Regione non ha mai avuto una maggioranza, l’equilibrio è tanto instabile da far paura pure alle montagne russe. La Sicilia non brinda alla riforma, di rifiuti si muore se ogni volta si parla del tema solo per emergenza che puntualmente si viene a verificare, e non più in estate.
Appena il 22% di differenziata per tutta l’Isola, un numero bassissimo. Tuona Musumeci in aula contro i deputati, punta il dito contro l’opposizione.
Ma il voto segreto venne difeso nel 2017 proprio da Forza Italia, ritenendo doverosa la sua non abolizione per evitare che i parlamentari divenissero schiavi delle piazze. Poverini. E la stessa posizione assunse la Lista Musumeci.
Oggi le cose sembrano cambiate, a fare da spalla a Musumeci è Gianfranco Miccichè, presidente dell’ARS, anche lui a favore dell’abolizione del voto segreto.
Alla ricerca, dunque, dei franchi tiratori ma anche a chi ha deciso di assentarsi, 6 parlamentari di maggioranza. Ogni assenza marca un punto sulla sconfitta.
Il presidente, intanto, fa sapere che non intende rinunciare alla riforma dei rifiuti e che sia il Pd che i Cinque Stelle hanno prima preso impegni ben precisi e poi si sono rimangiati tutto tradendo di fatto il percorso intrapreso: “Evidentemente vogliono che il sistema resti così. Vogliono che si continui ad assumere e a farlo con una semplice telefonata. E vogliono che il sistema continui a produrre debiti”.
In questa Sicilia fatta di controsensi lo è anche il voto segreto, abolito in quasi tutte le altre Regioni d’Italia, tranne che non si discuta di temi etici e personali.
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