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09/02/2026 06:00:00

All'Ars torna il confronto sulla legge degli Enti locali e la riforma della dirigenza

La politica siciliana si prepara a discutere nuovamente due provvedimenti chiave: la legge sugli Enti Locali e la riforma della dirigenza regionale. Dopo lo stop della scorsa settimana e il rinvio della legge sugli Enti locali, l’Aula dell’ARS tornerà a confrontarsi martedì su un tema da sempre controverso. La riforma della dirigenza figura subito dopo nell’ordine del giorno, confermando l’attenzione su questioni centrali per il funzionamento della pubblica amministrazione.

 

Le due norme si intrecciano con il tema economico dell’uso dell’avanzo di gestione, un fondo di circa 2 miliardi di euro che la Regione potrebbe presto sbloccare. La parifica parziale del rendiconto 2020 da parte della Corte dei Conti rappresenta un primo passo avanti e apre la strada a un eventuale via libera anche per le annualità successive fino al 2024.

Sul fronte sindacale, il Siad Csa Cisal ha lanciato un appello a governo e parlamentari: “È necessario destinare risorse adeguate per allineare le retribuzioni dei dipendenti regionali a quelle statali, stabilizzare i precari dell’Arpa Sicilia, del Cefpas e dei Comuni, e assumere nuovo personale per garantire servizi ai cittadini ed evitare il default degli enti locali”, dichiarano i rappresentanti del sindacato autonomo.

 

La dirigenza

La questione della dirigenza regionale assume ulteriore rilevanza dopo il via libera della Corte dei Conti al terzo rinnovo contrattuale del comparto regionale. Su questo fronte interviene il deputato del Pd Nello Dipasquale, che sollecita una riforma che ponga finalmente al centro la meritocrazia: “Dopo otto anni di governo del centrodestra, la Sicilia non ha ancora una legge organica sulla dirigenza regionale. Si continua con un sistema di nomine che non garantisce i migliori nei ruoli chiave dell’amministrazione pubblica”.

Dipasquale ricorda come i suoi due ddl – il 798 del 2020 e l’88 del 2022 – puntassero a riorganizzare la dirigenza in due fasce e a favorire figure autonome nella burocrazia regionale: “Una riforma seria significa scegliere dirigenti liberi e competenti, non vincolati a logiche politiche”.

 

Appello a Schifani

Esponenti della politica, del giornalismo e dell’associazionismo chiedono al presidente della Regione, Renato Schifani, un aggiornamento della normativa regionale sulla cannabis medica.

Sono state raccolte più di 200 firme dal Comitato Esistono i Diritti – Transpartito, puntando i riflettori su tante persone che non rispondono alle terapie tradizionali e che, dall’uso della cannabis medica, sulla base di evidenze scientifiche consolidate, possono ottenere miglioramenti. Tuttavia la terapia risulta esclusa dalla rimborsabilità prevista dal Decreto assessoriale n. 17/2020.

 

Il Comitato chiede che la Regione Siciliana aggiorni la normativa regionale sulla rimborsabilità e prescrivibilità della cannabis medica. Si sollecita inoltre la riattivazione dei percorsi di formazione dei medici tramite il Cefpas, estendendoli anche ai medici di medicina generale, rendendoli obbligatori o fortemente raccomandati. Viene richiesta anche l’istituzione di un albo regionale dei medici prescrittori di cannabis medica, aperto a professionisti pubblici e privati con formazione accreditata o comprovata esperienza pluriennale.

 

I primi firmatari sono Gaetano D’Amico, presidente del Comitato Esistono i Diritti – Transpartito, Cesare Mattaliano, Rossana Tessitore, Alberto Mangano, Pino Apprendi, Marco Traina, Monica Sapio, Toti Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo. Tra i politici che hanno sottoscritto figurano Giorgio Mulè, Tommaso Calderone, Ruggero Razza, Benedetto Della Vedova, Davide Faraone, Nuccio Di Paola, Leoluca Orlando e Peppino Lupo.