Castelvetrano. Dipendente regionale assolto in appello dall'accusa di lesioni al vicino
E’ stata sostanzialmente ribaltata in appello la sentenza che in primo grado, davanti al giudice monocratico di Marsala, aveva visto condannato a tre di reclusione, nonché ad un risarcimento danni “provvisionale” di 6 mila euro, un castelvetranese di 58 anni, Lorenzo Ingrasciotta, processato per lesioni personali gravi e minacce in danno di un vicino di casa (Francesco Di Carlo).
Ingrasciotta, che è uno dei custodi del Museo archeologico di Baglio Anselmi a Marsala, è stato assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) dall’accusa più grave, lesioni, dalla quarta sezione della Corte d’appello di Palermo, che gli ha inflitto solo una multa di 300 euro per minacce.
A difenderlo, in secondo grado, è stato l’avvocato Celestino Cardinale (nella foto, in primo grado, il dipendente regionale si era affidato ad un altro legale). Ad accusare il custode del museo marsalese di averlo picchiato e minacciato era stato Francesco Di Carlo, che si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Francesco Sammartano. I fatti, accaduti a Marinella di Selinunte, sono datati 19 luglio 2012. Di Carlo, ragioniere, ha accusato il vicino di casa di averlo colpito con pugni alla testa, schiaffi e calci. L’accusatore ha affermato di avere subito, a causa di ciò, una lesione permanente con perdita quasi totale della vista. Di Carlo ha raccontato di essere stato aggredito a sorpresa e picchiato appena sceso dall’auto all’interno del suo garage. E che a seguito di ciò fu costretto a ricorrere prima alle cure dei medici del Pronto soccorso di Castelvetrano e poi di quelli del Policlinico di Palermo, dove rimase ricoverato per sei giorni. Dopo la sentenza d’appello, l’avvocato Celestino Cardinale, alla richiesta di un parere sulla vicenda, ha dichiarato di essere riuscito a “dimostrare la non veridicità delle accuse del Di Carlo, nonostante la contrastante attività del difensore della parte civile avvocato Sammartano” e in particolare che “la riduzione della vista lamentata dalla presunta vittima, oltre ad essere di gran lunga più lieve rispetto a quella riferita, si era in ogni caso verificata per motivi del tutto naturali, ai quali l’Ingrasciotta risultava totalmente estraneo”. Sempre secondo l’avvocato Cardinale, la verifica di una lesione dei diritti e dell’immagine del suo assistito “deve essere necessariamente rimandata al deposito della motivazione della Corte”. Ingrasciotta, insomma, potrebbe passare al contrattacco.
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