Omicidio Teresa Stabile, il processo entra nel vivo: oggi l’istruttoria
È il giorno in cui il processo comincia davvero.
Oggi, 20 febbraio, davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, entra nel vivo il dibattimento per l’omicidio di Teresa Stabile, 55 anni, originaria di Alcamo, uccisa il 16 aprile scorso nel cortile del condominio in cui viveva a Samarate.
Alla sbarra c’è il marito, Vincenzo Gerardi, anche lui alcamese, dal quale la donna si stava separando.
Secondo l’accusa, l’avrebbe colpita con quindici coltellate al termine di una lunga escalation di minacce.
Una storia che parte dalla Sicilia e si consuma in Lombardia. Una storia che parla di separazione, controllo, paura. E di un femminicidio che ha scosso due comunità.
La separazione e il trasferimento dai genitori
Teresa Stabile aveva già avviato le pratiche di separazione, assistita dall’avvocato Manuela Scalia.
Aveva lasciato la casa coniugale e si era trasferita dai genitori, nello stesso complesso immobiliare ma in un altro appartamento.
Una scelta netta.
Una rottura definitiva.
Secondo quanto emerso in aula nella scorsa udienza, Gerardi non avrebbe mai accettato quella decisione. Per l’accusa, proprio lì si colloca l’origine della spirale che porterà all’omicidio.
La richiesta della difesa respinta
Nel corso della prima udienza, il difensore dell’imputato, l’avvocato Vito Di Graziano, ha chiesto la riunione del processo per omicidio con un altro procedimento.
Si tratta di un fascicolo per violenza privata nato da una denuncia presentata da uno dei due figli della coppia.
La Corte, presieduta dal giudice Giuseppe Fazio, ha respinto la richiesta.
Secondo i giudici, dagli atti «non emerge in alcun modo» che quella condotta fosse funzionale al delitto di stalking contestato in questo processo.
Una decisione che delimita il perimetro del dibattimento: il focus resta sull’omicidio e sul contesto persecutorio che lo avrebbe preceduto.
La linea sulla capacità mentale
La difesa ha già depositato una perizia di parte sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato.
Non è escluso che, dopo l’esame in aula del professionista che l’ha redatta, venga chiesta una perizia psichiatrica disposta direttamente dalla Corte.
È uno dei nodi centrali di questo processo: stabilire non solo la dinamica e la responsabilità, ma anche le condizioni psichiche di Gerardi al momento dei fatti.
La famiglia in aula: nessuno sguardo
Si sono costituiti parte civile i figli, i genitori e la sorella di Teresa Stabile.
I figli, Alessio e Christian, sono assistiti dagli avvocati Cesare e Simona Cicorella.
I genitori e la sorella sono rappresentati dall’avvocato Manuela Scalia.
In aula, durante la prima udienza, nessuno sguardo tra l’imputato e i figli.
Freddo distacco anche con i genitori e la sorella della vittima.
Era dal 16 aprile scorso che la famiglia non si ritrovava nella stessa stanza.
Per mesi Gerardi ha cercato un contatto epistolare con i figli.
Tentativi respinti. «Quelle lettere sono state una vera e propria intrusione», ha commentato l’avvocato Cesare Cicorella.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo la ricostruzione dell’accusa, dopo quarant’anni di matrimonio vissuti – si sostiene – in una condizione di sottomissione, Teresa avrebbe deciso di andarsene.
Una scelta che l’imputato non sarebbe riuscito ad accettare.
Prima avrebbe simulato un suicidio, lasciando lettere d’addio per colpire emotivamente moglie e figli.
Poi sarebbero arrivate minacce sempre più angoscianti.
Infine, il 16 aprile, l’omicidio nel cortile del condominio di Samarate.
Quindici coltellate. Una violenza che, per l’accusa, sarebbe l’epilogo di una lunga escalation.
I prossimi passaggi
Con l’udienza di oggi il processo entra nella fase istruttoria: spazio all’esame dei periti e ai primi approfondimenti tecnici.
Il dibattimento dovrà chiarire responsabilità, dinamica dei fatti e condizioni psichiche dell’imputato.
Per Alcamo è una ferita ancora aperta.
Per la giustizia, è il momento di ricostruire, tassello dopo tassello, uno dei casi di femminicidio più drammatici degli ultimi anni.
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