16/01/2020 06:00:00

Sicilia, bufera sulla campagna anti-alcol "sessista" della Regione

L’assessorato regionale alla Salute ne ha combinata una delle sue, una compagna che avrebbe dovuto sensibilizzare ad minore consumo di alcool per evitare patologie e rischi per la salute diventa un manifesto sessista e di cattivo gusto.


Una donna a mezzo busto, con capelli neri, che all’altezza del seno mostra due bicchieri di vino rosso.
L’immagine sul sito istituzionale “Costruire Salute” ha avuto una vita breve, è stata rimossa in meno di un giorno, insorte le associazioni di donne, i medici e il mondo social.


Una donna non può andare oltre i due bicchieri, un uomo può bere anche una bottiglia, regge meglio. La donna come sesso debole, ancora aggredita nel fisico, prese di mira le sue intimità perché con quelle, forse, è più facile guardare la pubblicità progresso.
Solo che qui di progresso non c’è nulla, anzi. Si offendono tutte quelle associazioni che ogni giorno si spendono su tutti i territori, si vanifica il ruolo che finora con grandi difficoltà e sacrifici ogni donna ha cercato di lanciare lontano dagli steriotipi sociali.
A portare la situazione indietro ci pensa l’assessorato alla Salute, guidato da Ruggero Razza.


La prima a prenderne le distanze è stata Marcella Cannariato, responsabile della Fondazione Bellisario delegazione Sicilia: “Siamo da sempre attente a monitorare tutte quelle azioni che mettono in atto comportamenti che divergono dalla linea che abbiamo scelto e cioè supportare buone pratiche che cambino la cultura sessista di cui purtroppo ancora le Donne sono vittime. Talvolta, ed è ancora più inaccettabile, questi 'comportamenti' sono appannaggio delle istituzioni e li, il nostro ruolo è quello di segnalare e stigmatizzare queste azioni. Sul sito della comunicazione istituzionale dell'Assesorato alla Sanità della Regione Siciliana è apparsa (ed in seguito rimossa a causa di una 'rivolta popolare') una campagna di sensibilizzazione sull'abuso di alcol da parte...delle donne. Eh si: perché l'alcol, alle donne fa male (agli uomini, non si sa!) ed è opportuno rispettare 'le dosi' per evitare patologie come infertilità, aborti spontanei e tutto quello che riguarda la sfera riproduttiva. Il messaggio 'testuale', tra l'altro, è accompagnato dalla campagna di comunicazione visiva che mette in mostra, in un disegno che sembra 'invogliare', più che dissuadere...due abbondanti 'coppe di vino' sul seno! Insomma: si continua a sperperare denaro pubblico in campagne istituzionali che degradano la donna ai soliti cliché: ovvero o 'madre' ( non bere, donna, perché altrimenti non ti puoi riprodurre bene!) o...beh, il solito, anche li! Come Delegazione Sicilia della Fondazione Bellisario riteniamo di dover denunciare e monitorare sempre comportamenti disfunzionali come questo, che ledono la dignità della donna e che contribuiscono a costruire un'immagine sessista di cui certamente non sentiamo la necessità. Fatto ancor più grave, perche si tratta di una campagna pubblicitaria istituzionale, anche se in un secondo momento 'rimossa' dal sito. Ci auguriamo che l'Assessore Razza, nel futuro, scelga di usare fondi pubblici per costruire un messaggio più consapevole e meno degradante”.


Una campagna di sensibilizzazione che è stata toppata e che ha creato situazioni di malcontento, a Trapani Valentina Colli, presidente Udi, ha stigmatizzato l’accaduto:
“ La Regione Siciliana, purtroppo, non è nuova nel portare avanti politiche ed azioni che penalizzano le donne quando non, addirittura, le discriminano. Nel recente passato, c’è per esempio l’abolizione della doppia preferenza nel sistema elettorale. Ma ricordiamo anche che siamo la Regione in cui i fondi e le autorizzazioni per i centri antiviolenza vengono distribuiti con sistema “preferenziale”. E che siamo la Regione con il 90% degli obiettori di coscienza e dove le tecniche di Pma hanno il ticket più alto d’Italia e con un sistema che privilegia i centri privati. È la Regione dove chiudono i punti nascita ed una donna, per partorire, deve letteralmente varcare mari e monti. È la Regione del caporalato e del più alto tasso di disoccupazione femminile. È la Regione che ha rifiutato, e non con questo governo, di recepire le norme internazionali Europee che regolamentano le pubblicità sessiste.


Qualcuno - gli stessi che oggi, strumentalmente, si indignano - derise la nostra campagna UDI “Cittá Libere” eppure, attraverso le affissioni pubblicitarie i messaggi sono visibili per tutti, non esiste forma di controllo possibile, l’occhio distrattamente vi si posa e anche quando attraverso la denuncia all’IAP se ne ottiene la rimozione, ormai hanno già raggiunto lo scopo di farsi notare in quanto “scorretti”. Il marketing è sempre il risultato di una cultura che suggerisce, impone o crea contenuti. Ora, se i contenuti sono vuoti, cosa vi aspettate se non questo?
Per conto nostro, abbiamo provveduto a segnalare allo IAP lo schifo in questione e, in 24h, il manifesto è sparito.
Per tutto il sistema sommerso che gira intorno, ci sarebbero dei Deputati Regionali”.

 

Quanto costa, chi l'ha autorizzata e come è stato scelto chi ha curato la "creatività" della campagna di comunicazione istituzionale della Regione Siciliana contro l'abuso di alcool, ritirata dal web poche ore dopo la pubblicazione perché accusata da più parti di essere sessista e volgare?

Lo chiede, con una interrogazione urgente al Presidente della Regione Nello Musumeci e all'Assessore per la Sanità Ruggero Razza, il deputato regionale Claudio Fava.

Nel suo atto ispettivo, Fava sottolinea che la campagna è stata diffusa tramite il sito internet www.costruiresalute.it che risulta essere finanziato con fondi comunitari del PO FESR 2007-2013, segnatamente con l'azione 7.1.2 F.

"Tale sito - scrive Fava - dovrebbe consentire, nella ratio originaria, la partecipazione civica, la corretta comprensione delle decisioni amministrative e la promozione di scelta consapevole in merito agli stili di vita individuali."

I risultati raggiunti sembrano però essere ben diversi se, a meno di 24 ore dal suo lancio online, è stata ritirata perché sommersa di critiche, la campagna contro l'abuso di alcool, per cui è stata utilizzata un'immagine con il volto di una donna con due calici di vino a raffigurarne il seno, che ha sollevato sdegno e molteplici proteste.

Sottolineando che non è la prima volta che l'Assessorato incappa in questi "incidenti", Fava ha quindi chiesto di sapere quale sia il costo complessivo delle campagne di promozione di corretti stili di vita realizzate dall’assessorato regionale alla salute; quale sia il costo specifico della gestione del sito costruiresalute.it e delle collegate pagine social; quale sia, e con che modalità sia stata selezionata, la struttura incaricata della creazione dei contenuti visivi per le campagne di sensibilizzazione promosse dall’assessorato; quale sia il costo, complessivo o articolato per le singole campagne, della realizzazione dei contenuti visivi associati alle campagna di promozione; se tali contenuti visivi siano stati valutati ed eventualmente autorizzati dall’Assessore o da un suo delegato.
Infine il deputato regionale ha chiesto di sapere "quali strumenti si vogliano prendere al fine di prevenire la diffusione di ulteriori immagini degradanti ed offensive."


La pubblicità più che disincentivare l’abuso di alcool è ambigua, cattura lo sguardo altrove e allude al sesso della donna. Insomma, di educativo c'è poco.
Verrebbe da chiedere, e fuori dai clichè utilizzati, quale sia la “dose giusta” di buon senso per evitare queste figure anche da sobri.



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