01/03/2020 06:00:00

Mafia e politica. Ecco perché Paolo Ruggirello deve restare in carcere

 “Nessuna novità”. Non c’è nulla di nuovo a favore di Paolo Ruggirello per motivare una sua scarcerazione: resta una persona "socialmente pericolosa".

E’ questo, in sintesi, il motivo per cui l’ex deputato regionale, arrestato a Marzo 2019 nell’operazione antimafia “Scrigno”, resta in carcere, al penitenziario di Santa Maria Capua Vetere.


I giudici hanno rigettato la richiesta dei difensori del politico di annullare la misura cautelare in carcere, o quanto meno alleviarla con i domiciliari. Una richiesta però rigettata dal Gup Filippo Serio.

Ruggirello è stato arrestato con l’accusa di essere organico a cosa nostra, in particolare di intrattenere rapporti molto stretti con soggetti mafiosi di Trapani e del Belice, e che a sua carriera politica degli ultimi anni abbia spiccato il volo grazie al sostegno di cosa nostra. L’ex deputato regionale del Pd è stato rinviato a giudizio, insieme agli altri 28 indagati dell’inchiesta scrigno, chi con rito abbreviato chi con ordinario. Il processo a carico di Ruggirello comincerà il prossimo 8 aprile.
Nel frattempo resta in carcere. Dopo l’interrogatorio di garanzia aveva chiesto al gip la revoca del carcere e la sostituzione coi domiciliari, ma il giudice aveva respinto l’istanza, definendo “inverosimili” le spiegazioni fornite.

In particolare la difesa di Ruggirello ha chiesto la scarcerazione soprattutto perchè l’ex deputato regionale aveva parlato e reso delle dichiarazioni agli inquirenti nell’interrogatorio di garanzia. Secondo la difesa con il suo interrogatorio Ruggirello avrebbe interrotto definitivamente ogni possibilità di dialogo con esponenti mafiosi, “precludendo la possibilità di intavolare scambi con l’associazione mafiosa”.

Il Gip del Tribunale di Palermo però non ha rilevato la presenza di elementi “meritevoli di positivo apprezzamento”. A anche in merito alle dichiarazioni rese nell’ultimo interrogatorio, rileva il giudice, Ruggirello “non ha fatto altro che ribadire la sua estraneità a contesti mafiosi non mostrando così alcun autentico ravvedimento”. Per il giudice sono “poco verosimili le dichiarazioni rese dall’indagato in ordine all’incontro con Virga nella parte in cui ha escluso di sapere a priori che all’incontro ci sarebbe stato anche quest’ultimo, oltre che prive di rilievo, in quanto intervenute solo successivamente” alle dichiarazioni di un altro indagato, Pietro Cusenza.


Per il giudice la misura cautelare del carcere, per Ruggirello, è adeguata vista la “continuità dei rapporti dell’indagato con noti esponenti mafiosi e alla sua capacità di immagazzinare i rapporti in vista di utilità future”.
E’ poi inammissibile la giustificazione della cessazione di ogni carica politica di Ruggirello. Anche perchè, per il giudice, anche se Ruggirello non ha più cariche politiche, è emersa “la pervasività e pluralità dei patti conclusi con la consorteria mafiosa” e la “capacità di adattarsi alle mutevoli contingenze dell’agire politico e degli obiettivi della consorteria mafiosa”. In sostanza, la cessazione di cariche politiche, “non appare certamente idonea ad affievolire il quadro cautelare”.


Il giudice riprende quanto già espresso dal Tribunale del riesame, sulla “notevole pericolosità sociale” di Ruggirello. Pericolosità che arriva dalla disponibilità dell’ex deputato regionale di “intavolare scambi con l’associazione mafiosa e con suoi autorevoli esponenti, con un’allarmante progressione di contatti che procedono dal Salerno, involgono La Cascia, attraverso il nipote Giambalvo, si estendono a Sammartano, culminano nei due Virga”.


Punto importante è quell’accordo tra Ruggirello e Virga
per ottenere voti alle elezioni regionali. Ruggirello ha negato, nell’interrogatorio, di aver dato seguito all’accordo di scambio elettorale politico-mafioso. Ma, rileva il giudice, agli atti, risulta “la dazione da parte di Ruggirello ai Virga di una somma di denaro pari a 20 mila euro. Il dato taciuto dall’indagato smentisce totalmente la tesi difensiva secondo cui Ruggirello avrebbe acconsentito a tale accordo solo per fare terminare il più brevemente possibile un imbarazzante incontro”.


Per il giudice però è incomprensibile il motivo per cui tale incontro poteva essere “imbarazzante” per Ruggirello, visto che si pone “in perfetta continuità con analoghi incontri sullo stesso tema intavolati dall’indagato dal 2001 in poi con altri esponenti mafiosi”. Si legge inoltre che Ruggirello “ha intrattenuto rapporti trasversali nel corso di quasi due decenni con tutta l’organizzazione mafiosa del trapanese oltre che con la famiglia di Campobello di Mazara, nonchè la sua messa a disposizione per i loro interessi”. Messa a disposizione che per il giudice è più pericolosa per l’agire “nell’ombra” di Ruggirello.
Per il giudice l’ex deputato regionale resta una persona socialmente pericolosa, per i suoi rapporti continui con esponenti mafiosi. Resta in carcere Ruggirello, come da quasi un anno a questa parte, in attesa del processo.