Coronavirus, Salemi. Protesta in piazza dei braccianti tunisini per i buoni pasto
Sono stati circa ottanta i braccianti tunisini che hanno inscenato ieri mattina un sit in di protesta nella centralissima piazza Libertà di Salemi.
Motivo della contestazione, l’essersi sentiti esclusi dall’assegnazione dei buoni pasto, che il Comune ha cominciato a consegnare a domicilio agli aventi diritto, dopo la regolare presentazione dell’istanza.
Sono 200 le istanze pervenute al Comune. I buoni spesa vengono consegnati a domicilio seguendo un rigoroso ordine cronologico. Ne sono stati consegnati 125, nei prossimi giorni gli altri.
Oltre alla polizia municipale, sono intervenuti anche i carabinieri per prevenire eventuali manifestazioni violente.
Tutto si è svolto per fortuna nella massima calma, anche per l’intervento sul posto del vice sindaco Calogero Angelo, che, oltre a chiarire le cause del ritardo della consegna dei buoni, ha promesso che nella mattinata di domani ( oggi per chi legge) i ticket per la spesa verranno consegnati anche a loro.
Nessuna discriminazione, quindi nei loro confronti, come qualcuno aveva fatto loro intendere.
L’ufficio che ha esaminato le istanze dei lavoratori nord africani ha dovuto faticare non poco per unificare le diverse domande sottoscritte singolarmente da componenti del medesimo nucleo familiare.
Le istanze infatti vanno prodotte non individualmente ma per nucleo familiare.
Delle sessanta domande acquisite al protocollo, 40 sono state verificate come regolari e ammissibili. In ogni caso, si cercherà da parte dell’Amministrazione di non lasciare nessuno digiuno. Parola di Calogero Angelo.
Chiarito l’equivoco e preso atto dell’impegno assunto da parte dell’assessore Angelo, l’adunata si è sciolta pacificamente.
Appena la notizia della legittima protesta si è diffusa, apriti cielo!
Si è scatenato sui social il solito repertorio di insulti, condito dal rituale linguaggio xenofobo si sono sprecate le frasi del tipo “perché non li mandano a casa loro !”.
Stupisce che queste persone, tra cui qualche insegnante, non abbiano capito ancora che non si tratta più di una questione etica o dell’osservanza di un precetto cristiano.
La presenza di questi lavoratori nord africani tanto vilipesi, è bene ribadirlo ancora una volta, deve essere accettata o “tollerata”, perché si tratta di una necessità economica e non di un capriccio dei cosiddetti “buonisti”.
La nostra agricoltura, oggi più che mai, ha bisogno della mano d’opera prestata da questi lavoratori extracomunitari.
Franco Ciro Lo Re
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