12/04/2020 14:00:00

La ribellione della natura. Gli esorbitanti squilibri dell’ecosistema

Finalmente la natura si è svegliata dal torpore ed è insorta! Non ce lo saremmo mai aspettati che la bontà della creazione avesse uno scatto di orgoglio e con una spada fiammeggiante si fosse messa all’ingresso del giardino dell’Eden per difenderlo da qualunque attacco esterno. Si è avverato (non è la prima volta!), in forma compatta e globale, quello che il mio professore di Filosofia diceva oltre cinquant’anni orsono: “Tutte le volte che la natura viene violentata, si ribella” (P. Faustino Vincenzo Rizzo, 1914-1983). E Ippocrate già (460-377 a.C.) scriveva: “Le malattie ci assalgono non a caso, ma si sviluppano da piccoli, giornalieri peccati contro natura. Quando la misura è piena, ci sembra che prorompano ad un tratto.”

Possiamo affermare che la pandemia, di cui ne stiamo pagando le conseguenze con la vita, sia frutto dello squilibrio naturale tra il kosmos (ordine) e il chaos (voragine, sconvolgimento). Lo ha capito molto bene Greta Thunberg e i giovani di tutto il mondo che si sono svegliati per tempo, prima che sia troppo tardi, per prendere coscienza e porre un argine al disastro ambientale.

Dicono gli esperti che alcune forze naturali cambiano continuamente lo stato del sistema terrestre, attraverso, ad esempio, i continui terremoti o le eruzioni vulcaniche, ma c’è una grande responsabilità dell’uomo che ha cambiato, col suo modo di vivere, l’ecosistema.
La natura, come in un organismo composito, a causa delle reiterate manipolazioni si è ammalata, mettendo a dura prova la fragile stabilità sulla terra e con essa abbiamo assistito a un sovrasfruttamento del suolo (per il 77 per cento con la conversione forestale - disboscamento e incendi - e per il 27 per cento con la crescita urbana, con l’espansione delle infrastrutture e delle attività minerarie), all’inquinamento dell’acqua (con l’uso eccessivo dei pesticidi), ai cambiamenti climatici (delle temperature terrestri e marine, dei mutamenti nelle precipitazioni, nel livello dei mari, nell’estensione e durata dei ghiacci terrestri e marini, nella frequenza e nell’intensità degli eventi meteorici estremi: il 47 per cento delle specie di mammiferi marini monitorate e quasi un quarto degli uccelli - il 24,4 per cento - subiscono l’impatto negativo dovuto a questi mutamenti).

Il cattivo utilizzo delle risorse naturali e delle trasformazioni e devastazioni di tutti gli ambienti della terra ha prodotto sempre uno scarto, favorendo l’inquinamento: quello atmosferico, dicono gli scienziati, attraverso le centrali elettriche a carbone, miete ogni anno 7 milioni di vittime e quello dei nostri mari. Solo nel Mar Mediterraneo si stima che ogni anno siano rovesciate 600mila tonnellate di petrolio e 570 mila tonnellate di plastica.

L’immissione delle specie esotiche: piante, animali e altri organismi introdotti dall’uomo, accidentalmente o volontariamente, al di fuori dell’area non loro consona (si stima che siano ben 12.000 le specie aliene introdotte in Europa con un incremento vertiginoso del 96 per cento negli ultimi 30 anni), sono considerate una delle minacce mondiali per la biodiversità.

Il collasso degli ecosistemi ha avuto così un impatto formidabile sull’uomo fino al punto da pagarne terribili conseguenze con la diffusione sempre più del cancro e con ciò che periodicamente si va trasformando in malattie epidemiche. Non dimentichiamo, poi, che si sta andando verso un esaurimento delle risorse rinnovabili.

È il momento che l’uomo faccia un passo indietro, per ritornare all’inizio del suo percorso. Deve aprire gli occhi su quello che sta accadendo oggi, prima che sia troppo tardi, anzi è già un tempo avanzatissimo, poiché c’è un mancato riconoscimento del male da lui prodotto.
Egli che è stato costituito custode del creato, deve ritornare a prendersi cura del pianeta e guardare al futuro, quantomeno a quello dei propri figli e nipoti.

Deve mettere da parte le proprie ambizioni e riprendere la strada nella giusta direzione. E giacché c’è una relazione tra creato e gli altri aspetti economici, sociali, politici, deve dire basta alle multinazionali e alle lobby di potere mondiale se vuole ritornare a governare la terra, ricollocandosi nel suo alveolo naturale. La libertà umana ha fatto ormai il suo corso attraverso l’uomo: o mettiamo da parte l’illusione di onnipotenza o siamo giunti già al capolinea.

L’uomo sta facendo degli sforzi attraverso incontri sovra nazionali ma con pochi risultati; penso che bisogna dare seguito all’esortazione di Papa Francesco nella “Laudato si’” che bisogna “Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente”.
Armiamoci di umanità e ripartiamo, sentendo tutta la creazione nostra alleata e non nemica. Come San Francesco d’Assisi nel “Cantico delle Creature”, riscopriamo, in uno spirito di sublimità, la fratellanza universale tra Creatore, creato e creature, per ricostituire l’equilibrio imposto da principio e la giustizia e la pace ritornino a impossessarsi dell’uomo perché questi continui a sorridere, a contemplare la bellezza e incontrare la presenza stessa del suo Creatore che vi passeggia serenamente compiacendosi del suo operato.

Salvatore Agueci