28/04/2020 11:25:00

Trapani, la protesta contro i salari dimezzati nella scuola 

 La quarantena non ferma la lotta del Sindacato di base che anche a Trapani ha avviato una petizione per chiedere “l’internalizzazione nella Pubblica amministrazione” e ribadire il proprio “No alla disoccupazione e ai salari dimezzati”. Scuola, personale Ata ed ex Lsu: gli argomenti affrontati dal sindacato.

“Il primo marzo – si legge in una nota - le scuole statali hanno ripreso a gestire direttamente i servizi ausiliari, esternalizzati e dati in appalto da quasi 20 anni, assumendo, previo concorso, i lavoratori del settore. Un progetto apri pista che, dopo 20 anni di lotte dei lavoratori, ha portato risparmi per le casse dello Stato, migliori servizi per la scuola ed i cittadini ed un trattamento più dignitoso per una parte del Personale. Una scelta che può servire da modello per arrivare all’internalizzazione di tutti i servizi dati in appalto ai privati, a partire dagli educatori delle scuole, per arrivare a tutti gli appalti esterni della Pubblica Amministrazione"

"Purtroppo, - prosegue il documento - , delle 16.000 unità che lavoravano nelle nostre scuole, il Governo, riducendo il monte delle ore di lavoro previsto, ne ha assunte meno di 12.000, in gran parte (2 su 3), per la prima volta nella storia, con contratti part time e stipendi ridotti a poco più di 500 euro. Gli altri 4.000 lavoratori sono rimasti nelle aziende originarie che, anche se in genere gestiscono ancora una miriade di appalti pagati con soldi pubblici, li hanno subito sospesi da lavoro, contratto e stipendio, annunciandone il licenziamento. Per il sindacato è “un trattamento vergognoso che si inserisce nella politica di tagli alla scuola pubblica, unica a garantire l’istruzione per tutti, in favore dei trasferimenti di fondi pubblici alla scuola privata” Ma non è tutto perché “continuano a peggiorare anche le condizioni dei lavoratori, con 4.000 che si ritrovano davanti al baratro della disoccupazione ed altri 8.000 costretti a contratti e stipendi vergognosamente tagliati a poco più di 500 euro al mese! Tutto questo nella scuola della Repubblica”.

Da qui, pertanto, l’avvio della raccolta di firme da inoltrare, poi, al Governo nazionale.