Mafia, processo "Anno Zero". Dario Messina voleva ricusare i giudici
Un tentativo di ricusazione dei giudici ad opera del presunto nuovo capomafia di Mazara, Dario Messina, è stato il fattore sorpresa dell’udienza in cui il processo “Accardo Giuseppe + 14” (operazione antimafia “Annozero”) è finalmente entrato nel vivo, davanti il Tribunale di Marsala, con la deposizione del maggiore dei carabinieri Diego Berlingieri, che ha coordinato le indagini.
Ad inizio di udienza, dal carcere romano di Rebibbia, l’avvocato Grazia Ammendolia, che difende Dario Messina insieme a Luca Cianferoni, ha chiesto la parola per dire che a nome del proprio cliente presentava istanza di “ricusazione” del collegio giudicante (Vito Marcello Saladino presidente, Francesca Maniscalchi e Andrea Agate giudici a latere) perché questo “ha trattato il processo Visir, che ha visto indagato anche Marco Buffa, cugino di Dario Messina”.
Ma il legale di Buffa, Luisa Calamia, ha poi evidenziato che il suo assistito è stato soltanto “sfiorato” nell’indagine “Visir”. Buffa, infatti, in questa indagine ha subito solo una perquisizione, ma poi per lui non è stata adottata alcuna misura cautelare, né chiesto il rinvio a giudizio.
E il Tribunale, dopo una camera di consiglio, citando un’ordinanza del 1996 della Corte Costituzionale e rifacendosi a “costante giurisprudenza di legittimità”, ha respinto la richiesta di astensione. Pertanto, salva diversa (ma improbabile) decisione della Corte d’appello di Palermo, il processo proseguirà davanti al collegio presieduto dal giudice Saladino.
Nel processo, sono imputati sono 15 dei 33 presunti mafiosi o fiancheggiatori di Cosa Nostra nel Belicino coinvolti nell’operazione antimafia “Annozero” (blitz del 19 aprile 2018). Pm è Francesca Dessì (Dda). Alla sbarra sono Gaspare Como, uno dei cognati del boss latitante Matteo Messina Denaro, al quale si contesta un ruolo di vertice, Gaspare Allegra, Vittorio Signorello, Giuseppe Tommaso Crispino, Calogero Giambalvo, Carlo Lanzetta, Nicola Scaminaci, e Carlo Cattaneo, operante del settore delle sale giochi e scommesse on line, tutti di Castelvetrano, Dario Messina, nuovo presunto “reggente” del mandamento di Mazara, Giovanni Mattarella, genero del defunto boss Vito Gondola, Bruno Giacalone, Marco Buffa, ritenuti appartenenti alla stessa famiglia mafiosa, Vito Bono, Giuseppe Accardo e Maria Letizia Asaro, di Campobello di Mazara. Alcuni imputati hanno partecipato all’udienza in videoconferenza dal carcere. Nell’inchiesta, è emerso l’interesse del clan anche nel settore delle scommesse on line, oltre ai reati di estorsione e danneggiamenti.
Tra i difensori, Vito Cimiotta, Luisa Calamia, Walter Marino, Paola Polizzi, Giuseppe Pantaleo, Daniele Bernardone, Vincenzo Salvo, Roberto Tricoli, Maurizio Montalbano, Grazia Ammendolia e Luca Cianferoni. Parte civile sono i Comuni di Castelvetrano (avv. Francesco Vasile) e Campobello di Mazara (avv. Katia Ziletti), il castelvetranese Pasquale Calamia (avv. Marco Campagna), Sicindustria e Antiracket Trapani (avv. Giuseppe Novara), l’associazione “La Verità vive” di Marsala (avv. Peppe Gandolfo), l’Antiracket Alcamese (avv. Bambina), Codici Sicilia (avv. Giovanni Crimi), il Centro Pio La Torre.
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