Castelvetrano, ecco perché si è dimessa l’assessore Irene Barresi
L’assessore Irene Barresi non si è dimessa perché dissidente. Il fatto che abbia lasciato la giunta Alfano non ha niente a che vedere con ipotizzate distanze dai 5 Stelle.
Leggere le sue dimissioni in chiave di dissenso politico non avrebbe quindi molto senso, tranne che per quella tifoseria molto impegnata a mettere tutto nel calderone di una disfatta, attesa come una manna in grado di liberare la città da ogni problema e di risollevarla da ogni dissesto. Magari dopo aver rimesso al loro posto quelli di prima o i loro amici, che il ministero dell’Interno aveva mandato a casa con lo scioglimento e che la magistratura ha tenuto lontano da Palazzo Pignatelli con un provvidenziale procedimento giudiziario.
Nel corso dei decenni, le dimissioni degli assessori sono state quasi tutte il risultato di una strategia di rimpasto. Abbiamo sempre letto dichiarazioni di circostanza, del tipo “per imprescindibili motivi personali...”. Ma non era vero. Gli assessori, in realtà, andavano via perché dovevano lasciare il loro posto ad un altro.
Quello di Irene Barresi è un passo indietro che spiega in un lungo post su Facebook, in cui parla di
Motivazioni, già note a molti, “legate a problemi di salute in famiglia a cui non posso sottrarmi. Per proseguire, con responsabilità e scrupolo nell’incarico datomi – scrive - occorre serenità senza la quale non si può operare con l’attenzione dovuta: le malattie a volte dettano i tempi delle nostre azioni e occorre fare delle scelte, anche se sofferte”.
Da assessore al “decoro e alla bellezza”, aveva le deleghe a igiene, tutela ambientale, tutela animali e arredo urbano.
Un impegno che spesso è andato al di là dei doveri istituzionali. Come quella volta in cui, chiamata dai vigili urbani per un ritrovamento di dieci cuccioli di maremmano, scelse di portarseli a casa, prima dell’intervento di un’associazione animalista. Anche se solo per un paio di giorni, non fu per niente facile, tra latte in polvere e poppate ogni tre ore.
Avrebbe potuto fare di più? Avrebbe potuto fare meglio? Sono le domande a cui, nella sua nota, risponde così:
“Possibile, ma è certo che il mio impegno è stato massimo e ritengo che tutti dovremmo agire affinché, alla fine di un percorso, non vi siano ripianti. Lascio dispiaciuta il mio incarico, ma fiduciosa di lasciarlo in buone mani”.
Egidio Morici
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