11/01/2021 08:04:00

A che punto siamo con la crisi di governo

 Vediamo quali sono gli aggiornamenti di questa mattina, 11 Gennaio 2021, sulla crisi di governo, in base a quanto riportano i quotidiani, letti per voi da Tp24.

Stando ai giornali di stamattina Mattarella avrebbe fatto pressioni per far approvare il prima possibile il piano per la Ripresa. Solo allora, messi in sicurezza gli aiuti europei, si procederebbe a un rimpasto o a un eventuale Conte-ter.

Repubblica azzarda di nuovo un calendario della crisi:
• oggi, i ministri Gualtieri e Provenzano inviano il nuovo Recovery Plan ai partiti di maggioranza;
• 12 gennaio, Consiglio dei ministri sul piano di rilancio;
• 13-15 gennaio, via libera a una crisi pilotata, il premier può salire al Colle per le dimissioni (nel frattempo il Recovery viene trasmesso al Parlamento);
• 18-23 gennaio, la crisi pilotata porta alla nascita di un Conte-ter con il presidente dimissionario che si presenta alle Camere con la nuova squadra di governo.

«C’è voluto un intervento piuttosto energico del Quirinale per bloccare le dimissioni delle due ministre renziane e l'apertura di una crisi alla vigilia dell'approvazione dei piani italiani per il Recovery Fund. Nel giro di ventiquattr’ore è emerso chiaramente che a premere perché il Recovery Fund sia tolto dal confuso tavolo della crisi-non crisi sono proprio le autorità di Bruxelles, nel timore che il governo italiano, dopo aver ottenuto 209 miliardi di aiuti per la ricostruzione post-Covid, riesca nel capolavoro di farseli sfuggire, avvitandosi in una lite che potrebbe portare Conte alle dimissioni e l'Italia di nuovo alle urne. Da giorni l'allarme rosso era acceso al Quirinale, tradizionalmente interlocutore diretto della Commissione nei momenti più complicati. Di qui l’invito a Conte a prendere l'iniziativa, materializzatasi sabato nel messaggio Facebook rivolto dal premier essenzialmente a Renzi. Con l’impegno a discutere di tutto - dal rimpasto ai servizi segreti agli altri argomenti sollevati dal leader di Italia viva - ma non del Recovery Fund, che andava approvato martedì in Consiglio dei ministri e subito dopo mandato in Parlamento per il varo definitivo. Renzi, prima ha reagito con un paio di interviste interlocutorie, in cui insisteva per avere i documenti prima della seduta a Palazzo Chigi. Ma ieri, domenica, si è reso conto che tener duro sui fondi che dovrebbero servire per far ripartire il Paese, e aprire la strada al nuovo decreto “ristori” da 25 miliardi, sarebbe stato difficile da spiegare, sia agli interlocutori europei, sia ai normali cittadini» scrive La Stampa.

«Persino Papa Francesco non si è astenuto dal dire la sua: “La classe dirigenziale ha il diritto di avere punti di vista diversi. Il diritto di imporre la propria politica. Ma in questo tempo si deve giocare per l’unità, sempre” ha sottolineato ieri il Pontefice nell’intervista al Tg5» aggiunge Repubblica. 

Al tempo stesso, Repubblica non abbandona l’ipotesi di sfida Conte-Renzi al Senato, come era successo per Conte-Salvini nel 2019. L’onorevole Gianfranco Rotondi: «Renzi sta vivendo il suo Papeete». Rocco Casalino: «Se andiamo al Senato, lo asfaltiamo».

«Tutto era iniziato l’8 dicembre quando, in un’intervista a Repubblica, l’ex premier aveva anticipato qualche dettaglio
del suo discorso in Senato durante il dibattito sul Mes: “Serve un governo che funzioni, non 300 consulenti” diceva riferendosi alla task force, chiesta dall’Ue, per supervisionare la gestione dei 209 miliardi del Recovery Fund. Il giorno dopo, lo show a Palazzo Madama in cui Renzi aveva aggiunto critiche sul piano: “Nove miliardi per la Sanità sono troppo pochi, ce ne vuole il quadruplo. Vi sembra normale che ci siano 3 miliardi sul turismo?”. Poi era arrivato il primo penultimatum sulle dimissioni delle ministre: “Noi non vogliamo qualche poltrona, se vuole ce ne sono tre a sua disposizione in più”. E giù applausi dal centrodestra. Il 15 dicembre nella sua e-news Renzi attaccava la maggioranza per la presunta contraddizione tra il cashback (invogliando agli acquisti natalizi) e le chiusure sotto le feste parlando di “indecisione costante” del governo: “Bisogna avere una posizione e mantenerla, non cambiarla ogni tre giorni” scriveva il senatore di Scandicci. Poi, prima il 21 dicembre con un video su Facebook e il 23 a L’Aria che Tira, Renzi rilanciava sul Mes, sapendo di spaccare la maggioranza perché il M5S è da sempre contrario: “Bisogna prendere il Mes, sono 36 miliardi per i nostri ospedali – dice va l’ex premier – Il M5S dice no perché sono populisti antieuropei”. Peccato che un anno fa, durante la ratifica del trattato Mes, Renzi disertò il vertice di maggioranza perché “se la vedessero loro” (Pd e M5S). Non solo, Renzi all’epoca criticava quel trattato: “Aiuta le banche tedesche”. Oggi invece vuole farvi ricorso a tutti i costi. A ridosso di Capodanno poi, durante la conferenza stampa per presentare il suo piano Ciao, l’ex premier ritirava fuori dal cilindro il ponte sullo Stretto di Messina (“va fatto”) anche se non si può finanziare coi soldi del Recovery – rilanciato venerdì sera da Davide Faraone – ma anche la mancanza di “ani ma” del piano del governo. Nel discorso di due giorni dopo in Senato Renzi denunciava lo “svuotamento del Parlamento” perché la legge di bilancio approvata dalla Camera era arrivata in Senato già bloccata. Lui che nel 2016 voleva abolire il bicameralismo perfetto. Il 2021 non ha portato un rasserenamento degli animi tra i giallorosa, anzi. Il 2 gennaio sul Corriere l’ex premier attaccava sul ritardo del governo sulla campagna vaccinale (“Bisogna correre”), poi giovedì scorso, il giorno dopo i fatti di Capitol Hill, coglieva l’occasione per chiedere al premier di cedere la delega sui servizi segreti: “È una questione di sicurezza nazionale” prima di ripescare il “caso Barr”, in cui non c’è alcuna prova del coinvolgimento del governo italiano nel Russiagate. Nelle ultime ore il muro alzato dall’ex premier è il Mes: “Senza di quello non c’è accordo ”. Sono finiti gli argomenti possibili, si ricomincia da capo» così Il Fatto. 



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