Trapani Capitale Italiana della Cultura? Il giorno del verdetto
Non ho voce, ma grido.
Non ho ali, ma volo.
Non ho denti, ma mordo.
Non ho bocca, ma parlo.
Si apre con queste parole, con una sorta di antico indovinello, il video realizzato per l’audizione finale di Trapani come Città Italiana della Cultura del 2022. La risposta, però, viene facilmente svelata dal titolo: è il vento a non avere voce, ma gridare; non avere ali, ma volare; non avere denti, ma mordere; non avere bocca, ma parlare. E Trapani, del vento, ne è la città, anzi la capitale. E il vento, per Trapani, è il filo che lega tutto: natura, storia, cultura. Dalle Mura di Tramontana alle Saline, tra i filari di viti e le banchine del porto.
Se Trapani sarà Capitale Italiana della Cultura, oltre che del vento, lo sapremo oggi, intorno alle 10 del mattino. Alla presenza del ministro Dario Franceschini, la giuria presieduta dal professor Baia Curioni proclamerà la città vincitrice in una cerimonia in diretta streaming sul canale YouTube del MiBACT.
Dieci le città finaliste che ambiscono al riconoscimento nazionale. Per tutto il difficile 2020 con Trapani hanno gareggiato: Ancona, Bari, Cerveteri, L'Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Verbania, Volterra. Tutte impegnate a dimostrare la qualità dei progetti culturali da attuare il prossimo anno, e a promuoverli attraverso le attente campagne sui social.
Per questo, la città di Trapani ha lavorato su una ricchissima pagina Facebook che in questi mesi si è animata di contributi di vario tipo: il racconto delle ricchezze storico-paesaggistiche del territorio, i concerti on-line, i webinar. Ma a darle lustro sono state specialmente le testimonianze di alcuni ambasciatori d’eccezione come Pif, Dacia Maraini, Stefania Auci, Simonetta Agnello Hornby, Antonino Zichichi: sostenitori di fama accorsi perché convinti che è necessario, per l’Italia, ripartire dal Sud del Sud, dalla sua estrema punta, per ricominciare a raccontarsi come nazione plurale e multiculturale.
Sulla pluralità, infatti, si concentra il progetto di Trapani Capitale Italiana della Cultura 2022. Che è stato appunto intitolato: «Trapani crocevia di popoli e culture, approdi e policromie. Arte e cultura, vento di rigenerazione». Policromie: una parola decisiva e trainante, così l’ha sottolineata l’assessore Rosalia D’Alì nell’intervista che le abbiamo fatto. Perché rintracciare la dimensione policroma e stratificata della città significa leggerla davvero, e finalmente, nelle sue diverse anime: nella cultura architettonica e nella ricerca enogastronomica, nella straordinaria condizione ambientale e nell’antichissima tradizione storica. Che non dimentica, infatti, che Trapani è stata la città siciliana legata a Venere. E la poetessa Saffo, in effetti, come primo attributo di Venere usa l’aggettivo “dal trono policromo”.
Trapani, da sempre vocata a essere il trono policromo di Venere, stamattina scoprirà le sorti del suo intenso lavoro di programmazione e di coinvolgimento, giacché il suo impegno ha coinvolto tutta la provincia. È notizia di pochi giorni fa la firma del cosiddetto “Patto della cultura” che i 24 sindaci del territorio trapanese hanno siglato per sancire un accordo importante: il dossier presentato per il titolo di Trapani Capitale Italiana della Cultura non sarà il dossier della singola Trapani, ma dell’intera provincia, gli eventi verranno diffusi per tutti i comuni, le attività comunicheranno tra loro, costituendo così il primo nucleo di città metropolitana del Mediterraneo a partire dalla cultura; ma non solo: questo piano di condivisione della programmazione culturale procederà in ogni caso, che Trapani vinca o no. Perché il titolo e la sua gara saranno il pretesto per qualcosa di più importante: una coesione provinciale che da anni si attende.
D’altronde, il premio per l’ottenimento del titolo non è grande cosa. Concretamente, si tratta di un 1 milione di euro e dell'esclusione delle risorse investite nella realizzazione del progetto dal vincolo del patto di stabilità. Risorse che verranno utilizzate soprattutto per la promozione turistica e per il finanziamento degli eventi. Gli stessi interventi di natura infrastrutturale inseriti nel dossier (dal restauro del Bastione Imperiale alla manutenzione della Torre Campanaria di San Domenico; dal recupero del palcoscenico della Casina delle Palme al sostegno che stiamo dando all’organo La Grassa) saranno, invece, sostenuti con i fondi comunali.
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