24/01/2021 16:08:00

Muore in carcere uno dei principali imputati dell'inchiesta "Scorpion Fish" 

 Mistero sul decesso di Chiheb Hamrouni, uno dei principali imputati del processo scaturito dall'operazione Scorpion Fish, rivenuto, all'alba di oggi, privo di vita nelle carceri di Termini Imerese dove il nord-africano era detenuto.

La salma è stata sottoposta a sequestro su disposizione del Pm Giacomo Barbara che ha disposto l'autopsia per far luce su una vicenda ancora tutta da decifrare.

La direzione delle carceri ha informato, questa mattina, l'avvocato trapanese Fabio Sammartano, difensore di Chiheb Hamrouni, riferendo di un arresto cardiaco. Ai familiari del nordafricano, residenti nel Trapanese, invece, avrebbero riferito di un'aggressione in cella. Di recente il detenuto aveva reso importanti dichiarazioni nell'ambito di altre indagini della Dda di Palermo in materia di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e contrabbando transnazionale di tabacchi lavorati esteri.

L'operazione Scorpionfish, prosieguo di una precedente filone di indagine, era culminata, nell'aprile del 2018, nello smantellamento di un’organizzazione criminale, composta da tunisini, marocchini e italiani, di carattere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

L’associazione, capeggiata da pericolosi pregiudicati tunisini, operava prevalentemente mediante trasporti veloci, per i quali utilizzava gommoni carenati con potenti motori fuoribordo ed esperti scafisti, nel braccio di mare tra la provincia tunisina di Nabeul e quella di Trapani, consentendo agli immigrati clandestini di raggiungere, in poco meno di 4 ore di navigazione, le coste italiane.

Ogni viaggio, per il quale venivano imbarcate dalle 10 alle 15 persone, con costi tra i 3 000 e i 5 000 euro a testa, prevedeva anche il trasporto di sigarette di contrabbando, destinate al mercato nero italiano ed in particolare a quello palermitano.

Per la conduzione del lucroso traffico, che poteva fruttare complessivamente tra i 30.000 e i 70.000 euro a viaggio, era stata predisposta una efficiente rete organizzativa, che contava sull’operato di elementi tunisini, italiani e marocchini, in posizione subordinata, che si occupavano di fornire ai clandestini un vero e proprio servizio “shuttle” dalle spiagge di sbarco sino alle basi logistiche dell’organizzazione, laddove una volta rifocillati e forniti di vestiario i migranti potevano liberamente raggiungere le destinazioni desiderate. Inoltre, il sodalizio si occupava della ricezione e stoccaggio delle sigarette di contrabbando, nonché della loro successiva collocazione presso le reti di minuta vendita che, nello specifico caso, facevano capo ad una donna di nazionalità italiana, identificata quale vertice di una più ampia rete illegale di vendita di prodotti di contrabbando destinati al mercato palermitan o ed anch’essa destinataria di misure restrittive della libertà personale.

Le attività di monitoraggio investigativo, inoltre, permettevano di appurare che, nell’ambito del gruppo delinquenziale, operavano anche alcuni soggetti con orientamenti tipici dell’ islamismo radicale di natura jihadista, i quali palesavano atteggiamenti ostili alla cultura occidentale anche mediante propaganda attuata attraverso falsi profili attivati su piattaforme “social”.

In una conversazione intercettata, infatti, tra il promotore dell’organizzazione e uno dei sodali, si è apprezzata l’intenzione di quest’ultimo di recarsi in Francia ove avrebbe compiuto “azioni pericolose a seguito delle quali avrebbe potuto non fare ritorno”, invitando pertanto l’interlocutore a pregare per lui.

Le indagini, pertanto, hanno svelato un vero e proprio sistema illecito “transnazionale”, stabilmente operante tra la Tunisia e l’Italia, in cui ogni membro dell’organizzazione rivestiva un ruolo ben preciso, occupandosi del l’adescamento dei migranti, della raccolta e custodia de lle somme di denaro dovute per il viaggio, del la manutenzione e dell’approntamento dei natanti utilizzati per le traversate, della loro conduzione e, infine, del primo collocamento dei clandestini sulle coste siciliane, in luoghi nella disponibilità dell’organizzazione.

Nel corso dell’indagine, è stato possibile ricostruire analiticamente l’organizzazione e l’esecuzione di 3 traversate. Mediante il dispiegamento di mezzi aerei e navali sono state filmate le traversate e gli sbarchi dei migranti sulle coste trapanesi.

Il processo scaturito dall'operazione contro l'immigrazione clandestina e il contrabbando di sigarette si è concluso con importanti condanne emesse, lo scorso mese di giugno, dalla Corte d'Appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino.



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