Mafia, confermata la confisca per Calcedonio Di Giovanni
Confermata la confisca dei beni per Calcedonio Di Giovanni. La Corte d’Appello di Palermo ha emesso nei confronti dell'imprenditore, molto noto in provincia di Trapani (ha costruito il villaggio Kartibubbo, a Campobello di Mazara) un provvedimento di confisca con il quale ha confermato quanto già deciso dal Tribunale di Trapani nel 2016.
La sua parabola imprenditoriale, iniziata nei primi anni settanta, lo ha fatto legare indissolubilmente con i destini delle famiglie mafiose del “mandamento” di Mazara del Vallo rilevando da uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale a servizio di “Cosa nostra”, Vito Robero Palazzolo, un importante complesso turistico sul litorale di Campobello di Mazara, il Kartibubbo Village, nel quale erano già stati investiti notevoli capitali verosimilmente provento di attività illecite.
Sugli interessi di Di Giovanni, che arrivano fino alla spiaggia di Torrazza, a Petrosino, qui c'è un'inchiesta del peraltro direttore di Tp24, Giacomo Di Girolamo.
Negli anni più recenti, Di Giovanni ha avuto accesso a rilevantissimi finanziamenti pubblici nazionali e comunitari, coinvolgendo nei propri progetti anche gli interessi di soggetti di spicco della mafia di Castelvetrano.
Le approfondite investigazioni svolte dalla DIA, che avevano permesso di accertare l’esistenza di una palese situazione di sperequazione fra i redditi dichiarati dall’imprenditore ed i beni accumulati negli anni, si sono rivelate fondamentali per la conferma, da parte del Giudice di secondo grado, del provvedimento ablativo impugnato dall’imprenditore.
La confisca ha riguardato il patrimonio mobiliare, immobiliare e societario, per un valore stimato in oltre 100 milioni di euro, consistente in appartamenti, terreni, conti bancari e compendi aziendali tra cui un noto complesso turistico che al tempo ospitava anche ville in possesso di noti boss mafiosi come Mariano Agate, boss di Mazara del Vallo.
É stata confermata anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni tre con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Il 27 ottobre 2014 la Dia di Trapani e di Palermo effettua, nei suoi confronti, un sequestro per un valore stimato in 450 milioni di euro (oggi diventato confisca definitiva) comprendente 20 società operanti nel settore immobiliare e i relativi compendi aziendali, 547 unità immobiliari, 12 veicoli, 8 rapporti e depositi bancari, terreni e case in provincia di Trapani e Palermo e una serie di società, molte delle quali oggi in liquidazione: la “Titano real estate limited”, la “Compagnia immobiliare del Titano”, Il “Cormorano”, la “Fimmco”, il “Campobello park corporation, “l’Immobiliare La Mantide”, “l’Associazione orchidea club, la “Selinunte country beach”, alcune quote del “Selene residence” di Campobello di Mazara, il “Parco di Cusa vita e vacanze”, la “Dentalhouse”, la “Numidia srl”. Il colpo più grosso è quello del villaggio vacanze Kartibubbo a Campobello di Mazara, un centinaio di costruzioni realizzate, secondo le indagini della DIA, con i soldi di Vito Roberto Palazzolo uno dei principali esperti nel riciclaggio internazionale dei soldi della mafia, trasferitosi in Sud Africa, dove ha costruito un impero, e adesso, dopo una lunga controversia internazionale con la Thailandia, assicurato alle carceri italiane. Il villaggio Kartibubbo viene rilevato dal Di Giovanni – si legge nel provvedimento del Tribunale presieduto da Piero Grillo “da potere del Palazzolo, con un notevole investimento posto in essere in un momento in cui Di Giovanni era del tutto sfornito di redditi leciti”.
Di Giovanni è stato indagato anche per 16 reati tra abusi edilizi, truffe, furti di energia elettrica, sempre collegati all’attività di imprenditore edile e a violazioni della normativa edilizia. Implicato anche in un’indagine per omicidio colposo quando una turista di una sua struttura rimase folgorata nel fare la doccia poiché l’impianto non era in regola.
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