20/07/2021 07:23:00

Mafia, arresti in Sicilia. I commercianti non denunciano le estorsioni

 Polizia e Carabinieri, su delega della Procura di Palermo, hanno fermato 16 persone accusate di associazione mafiosa ed estorsione aggravata del metodo mafioso nell'ambito di una operazione che chiude due anni di indagini sul mandamento mafioso di Brancaccio-Ciaculli.


L'inchiesta ha svelato gli organigrammi delle famiglie mafiose di Roccella e di Brancaccio, individuato gli elementi di vertice dei clan e ricostruito 50 episodi estorsivi.

Questi gli arrestati:  Giovanni Di Lisciandro, 70 anni; Stefano Nolano,42 anni; Angelo Vitrano, 63 anni; Maurizio Di Fede, 53 anni; Gaspare Sanseverino, 48 anni; Girolamo Celesia, 53 anni;Sebastiano Caccamo, 65 anni; Giuseppe Ciresi, 32 anni; Onofrio Claudio Palma, 43 anni; Rosario Montalbano, 35 anni; Filippo Marcello Tutini, 60 anni; Salvatore Gucciardi, 41 anni; Giuseppe Caserta, 45 anni, Giuseppe Greco, 63 anni; Ignazio Ingrassia, 71 anni; Giuseppe Giuliani, 58 anni.


Il territorio, emerge dagli accertamenti degli inquirenti, è fortemente condizionato dalla presenza di cosa nostra e gli imprenditori e i commercianti, prima di avviare le loro attività, sono soliti chiedere l'autorizzazione al referente mafioso della zona. Nessuna vittima del racket ha presentato denuncia alle forze dell'ordine. Ed è questo uno degli aspetti più inquietanti. 

I commercianti non denunciano il pizzo
Sono quasi 50 le estorsioni ricostruite dagli inquirenti che hanno messo a segno un'operazione nel mandamento mafioso di Ciaculli-Brancaccio. In alcuni casi, i commercianti si sono preoccupati di non figurare nel "libro mastro" delle estorsioni o di offrire all'estortore un escamotage per eludere eventuali controlli di polizia.

“L'ennesimo successo di Polizia e Carabinieri, a cui va il nostro plauso, è una straordinaria iniezione di fiducia e conferma il costante impegno dello Stato a difesa della legalità e dell'economia reale. È impensabile che ancora oggi una parte del tessuto imprenditoriale di Palermo sia ancora ostaggio della criminalità mafiosa che pensa di poter imporre la propria autorità con il metodo della violenza e delle minacce. L’unica strada percorribile, da parte degli imprenditori, è quella di continuare a denunciare le pressioni mafiose, solo così potremo agevolare il lavoro di magistrati e forze dell’ordine e alimentare quel circolo virtuoso che negli ultimi anni ha permesso di ottenere importanti successi. Gli arresti di oggi ci danno rinnovata speranza di potere estirpare questi episodi criminali dalla realtà economica e sociale della nostra città”.

Lo ha detto Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, a commento del blitz che ha portato al fermo di 16 persone dei clan mafiosi di Brancaccio, Corso dei Mille e Roccella.

"La bambina non deve andare alle iniziative per Falcone"

"Noi non ci immischiamo con Falcone e Borsellino. Non ti permettere. Io mai gliel'ho mandato mio figlio a queste cose… vergogna", gridò Maurizio Di Fede , uno dei mafiosi fermati nell'operazione Tentacoli della Squadra Mobile di Palermo, ad una amica che aveva mandato la figlia a una manifestazione in ricordo della strage di Capaci. La storia, che risale al maggio di tre anni fa, emerge dagli atti dell'indagine.


"La bambina da un mese si prepara. Ma in fondo, è solo una cosa scolastica", replicó la donna. Di Fede non voleva sentire ragioni: "Noi qua non ci immischiamo con i carabinieri. Noi non ci immischiamo con Falcone e Borsellino… queste vergogne sono".



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