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03/12/2021 06:00:00

500 mila euro per il canile di Castelvetrano, ma contro il randagismo ci vuole altro

 500mila euro per il canile di Castelvetrano. E’ il finanziamento per la manutenzione ordinaria del

del rifugio sanitario di Castelvetrano. Lo annuncia il Sindaco Alfano che in una nota scrive che “Grazie  ad un emendamento approvato nella scorsa legge di bilancio a prima firma della senatrice Loredana Russo del Movimento 5 stelle, il comune di Castelvetrano beneficerà  del  contributo necessario per la messa a norma dei rifugio  per i cani randagi”.

Oltre ad una più adeguata ospitalità, ha aggiunto il primo cittadino, “ci sarà anche una riduzione dei costi di pensione”, soprattutto perché è previsto un ampliamento della struttura di via Errante Vecchia. Ampliamento che permetterà di accogliere quei cani che sono in custodia presso la Viardi Service di Sambuca di Sicilia. Si tratta di animali che non hanno trovato posto nel canile di Castelvetrano, insieme ad altri che provengono dal sequestro del 2015 nei canili lager della Laica, la cui presidente Liliana Signorello è stata condannata in Appello a 12mila euro di multa per maltrattamento di 150 cani.

 

L’ampliamento però non è sufficiente senza una politica efficace contro il randagismo, fatta di controlli sui microchip e di campagne di sterilizzazione.

Misure che il comune di Castelvetrano non ha mai messo in atto, se si esclude il tentativo durante l’amministrazione Pompeo, in cui si fece una convenzione con i pastori per le sterilizzazioni gratuite dei loro cani da gregge. Un’iniziativa sugellata da una grande mangiata di pecora organizzata con l’allora assessore Felice Scaglione, a festeggiare il prezioso provvedimento.

Peccato che nessuno di questi cani sia arrivato mai in canile per la sterilizzazione.

 

Ma la maggior parte dei comuni siciliani non ha mai brillato per iniziative concrete nella lotta al randagismo. Anche se ultimamente si sono viste delle eccezioni.

A Carini, per esempio, qualche settimana fa sono iniziati i servizi di controllo congiunti della polizia municipale in cooperazione con l’Enpa sull’identificazione dei cani di proprietà.

La metà è risultata sprovvista di microchip. I trasgressori sono stati invitati ad applicarlo entro 10 giorni lavorativi, pena una sanzione amministrativa di 172 euro a cane, come dice la legge 15 del 2000.

 

Si potrebbe fare la stessa cosa a Castelvetrano. Peccato che non ci sia personale sufficiente nella polizia municipale. Ma soprattutto peccato per l’interpretazione poco elastica della norma che prevede la sanzione per il mancato microchip: l’Asp di Trapani, infatti, la applica in modo automatico, senza aspettare il “ravvedimento” entro i 10 giorni.

Una scelta che potrebbe avere un senso se la mancanza venisse rilevata a seguito di un controllo, ma appare del tutto controproducente nei confronti di un proprietario che decide di sua iniziativa di microchippare il proprio cane già adulto.

A Castelvetrano, ma anche nelle altre città in provincia di Trapani, non ci sono controlli. E le multe le fanno a chi vuole mettersi in regola.

Intanto si amplia il canile. Certo, è una buona cosa, ma non basta.

 

Egidio Morici