Guerra in Ucraina e stop al gas russo. Ora il gasdotto che passa da Mazara diventa strategico
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E’ una delle principali ripercussioni del conflitto in Ucraina lo stop al gas russo verso l’Italia.
Adesso il tracciato mediterraneo, che arriva a Mazara del Vallo, è tra i più strategici per far arrivare gas naturale in Italia.
Un gasdotto che parte dall’Algeria, passa per la Tunisia, attraversa il fondale del Mediterraneo e approda a Mazara del Vallo, in località Capo Feto esattamente. Da lì, su in tutta la Sicilia e l’Italia.
La guerra in Ucraina è anche una guerra economica, che mette la Russia con le spalle al muro sotto tanti punti di vista. Uno di questi è l’export di gas naturale, di cui l’Italia si rifornisce copiosamente. Il nostro paese infatti, prima della crisi ucraina, si riforniva principalmente dalla Russia il cui gas soddisfaceva quasi il 40% del fabbisogno italiano.
Le cose sono cambiate, dicevamo, e si guarda ad altri esportatori. Tra questi c’è l’Algeria, paese dal quale giunge il secondo maggior quantitativo di gas naturale. Se le importazioni russe annue soddisfano circa il 40% del nostro fabbisogno, quelle Algerine riescono a coprire un ulteriore 30% circa.

Infatti proprio ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’Ad di Eni Descalzi sono volati ad Algeri per trattare l’aumento dell’approvvigionamento di gas algerino verso l’Italia.
"L'Italia è impegnata ad aumentare le forniture di gas da vari partner internazionali. Tra questi l'Algeria, da sempre fornitore affidabile, ha un ruolo fondamentale. L'obiettivo è tutelare le imprese e le famiglie italiane da questa atroce guerra". Ha detto Di Maio volato ad Algeri con Descalzi "per rendere operative forniture addizionali".
Maggiormente coinvolto sarà quindi il gasdotto Transmed.
La proprietà del gasdotto è di Sotugat nella parte tunisina, di Sonatrach nella parte algerina, di TMPC Ltd (jv Eni-Sonatrach) nella sezione sottomarina, di Snam Rete Gas in quella italiana.
La commercializzazione del gas sulla rete Sotugat è operata da TTPC (100% Eni), sulla rete algerina i diritti sono di Sonatrach, sulla rete TMPC il compito è affidato a Transmed S.p.A., joint-venture paritetica controllata da Eni e Sonatrach (compagnia petrolifera di stato algerina) , su quella italiana. La manutenzione e la gestione tecnica sul tratto tunisino è operata da Sergaz (jv Eni-Stato tunisino).
Il gasdotto parte dal campo di Hassi R'Mel, in pieno deserto algerino, e percorre 550 km fino al confine tunisino. In Tunisia il gasdotto continua per 370 km fino a El Haouaria, nella penisola di Capo Bon, per poi inabissarsi nel Mar Mediterraneo sino a raggiungere le coste siciliane presso Mazara del Vallo. Da qui risale l'Italia e arriva al punto di approdo finale di Minerbio. Complessivamente è lungo più di 2.200 km, di cui 380 km offshore nel Canale di Sicilia.

I rapporti tra Italia, Tunisia e Algeria per far passare il gas attraverso i paesi africani verso l’Italia sono datati. E’ stata l’Eni, appunto, a realizzare il gasdotto anche in territorio africano, che tra l’altro prende il nome di Enrico Mattei.
Già tre anni fa è stato raggiunto l’accordo con l’ENI fino al 2029 per il trasporto di gas proveniente dall’Algeria e che arriva nella centrale di Capo Feto, a Mazara del Vallo, attraverso il gasdotto Transmed. Un accordo firmato tra il Ministro dell’Industria tunisino Slim Feriani e l’ad di ENI Claudio Descalzi – in presenza del Primo Ministro della Tunisia Youssef Chahed.
Transmed, e Mazara del Vallo, avranno un ruolo cruciale, quindi, in questa fase critica nell’ approvvigionare l’Italia di metano. Quella di far incrementare il passaggio di gas Algerino attraverso Transmed non è un’ipotesi nata negli ultimi giorni, con l’acuirsi delle ostilità in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Il preavviso era stato lanciato già a dicembre scorso, con la TTPC che si metteva a disposizione per incrementare il convogliamento di gas nella rete verso l’Italia, nel caso questa ne avesse avuto bisogno.
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