Mafia, Eden 3: revocati i domiciliari a Mistretta
Accogliendo la richiesta dell’avvocato difensore Giuseppe Ferro di Gibellina, il Tribunale di Marsala ha revocato gli arresti domiciliari, seppur con alcuni vincoli e prescrizioni, al 66enne campobellese Nicolò Mistretta, imputato nel processo a cinque dei 19 indagati nell’operazione “Eden 3” del 13 novembre 2019.
L’accusa contestata dalla Dda di Palermo è traffico internazionale di droga sotto l’egida del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro.
Nell’ordinanza, il Tribunale spiega di non ravvedere più, al momento, le esigenze cautelari. Inizialmente, Mistretta era stato anche in carcere. Poi, gli furono concessi i domiciliari. Adesso, infine, la libertà, ma con obbligo di dimora entro i confini del comune di Campobello di Mazara, divieto di uscire da casa dalle 21 alle 7 del mattino successivo e obbligo di presentazione quotidiana, anche nei giorni festivi, alla pg presso la caserma dei carabinieri. Prescrizioni, comunque, meno “afflittive” degli arresti domiciliari. Nel processo, ormai alle sue ultime battute, sono imputati anche i mazaresi Angelo Greco e Gaspare Bono, Sebastiano Botto, di Palagonia (Ct) e il palermitano Vincenzo Lo Voi.
Gli altri imputati hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup di Palermo. A sostenere l’accusa è il pm della Dda Alessia Sinatra. Nell’operazione “Eden 3” furono tre gli arrestati, mentre gli altri furono soltanto denunciati. In carcere finirono Nicolò Mistretta, che dall’aprile 2019 percepiva il reddito di cittadinanza (500 euro al mese), nonostante due condanne subite nel 1998 e nel 2001, e Giacomo Tamburello, 60 anni, anche lui di Campobello di Mazara, mentre, per ragioni di età, furono concessi i domiciliari all’ex avvocato Antonio Messina, 74 anni, anche lui dello stesso centro belicino, ma residente a Bologna. L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Ros del Comando provinciale di Trapani e dai finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, secondo cui l’associazione criminale avrebbe gestito un traffico internazionale di sostanze stupefacenti sotto l’ala di Cosa Nostra. Dal 2013 al 2018, in particolare, sarebbero state importate ingenti quantità di hashish sulla rotta Marocco-Spagna-Italia.
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