Associazioni dicono No alla privatizzazione dell'acqua a Marsala, Mazara e Petrosino
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Il Comitato Cittadino per la Tutela delle Risorse Idriche e Ambientali del Territorio di Mazara del Vallo, l’Associazione Pro Capo feto e il gruppo Mazara Asciutta dicono no alla privatizzazione dell'acqua come annunciato qualche giorno fa dal sindaco di Marsala, Massimo Grillo.
Privatizzazione che sta dietro il progetto di far arrivare le condotte di Siciliacque alle città di Marsala, Mazara e Petrosino. Grillo aveva annunciato qualche giorno fa questo progetto, per 90 milioni con i fondi del Pnrr, come la soluzione al problema dei nitrati nell'acqua.
Le associazioni dicono no, come spiegano in una nota a firma delle responsabili Silvana Mannone, Anna Quinci, Caterina Mangiaracina, e stanno spendendo tutte le loro energie per mobilitare la cittadinanza affinché venga garantita l’acqua potabile, e tutti i giorni, e sia impedita la privatizzazione.
Ecco la nota.
I sindaci delle tre città, Mazara del Vallo, Petrosino e Marsala hanno scelto la soluzione facile, hanno delegato SICILIACQUE a risolvere il problema della carenza di acqua e dell’inquinamento da nitrati nelle rispettive città.
Se non si è capaci si delega.
Noi vogliamo sindaci capaci. Capaci di fare il bene dei cittadini.
Se l’acqua è inquinata, bisogna ricercare le cause dell’inquinamento, chi lo determina, obbligarlo al disinquinamento e, nell’immediato, attraverso la depurazione fatta in proprio, garantire acqua potabile.
Se fosse giusta la soluzione facile adottata dai tre sindaci, noi avremmo risolto il problema per sempre, ma così non è. Pensate, se tutti i sindaci delle città inquinate da nitrati - e sono tanti- adottassero la stessa soluzione, allora anche quelle falde ancora non inquinate, a cui attingerebbero, finirebbero per esaurirsi e pure inquinarsi, perché, nel contempo, chi inquina continuerebbe a inquinare e tutta l’acqua sarebbe perduta.
Il problema dei nitrati non è locale, è nazionale e mondiale. E’ conseguenza di una industrializzazione ad oltranza, a dispetto dei danni ambientali.
In questo processo ben si inseriscono le multinazionali, e fra queste SICILIACQUE, che, partendo dai governi nazionali, fino ad arrivare ai locali, si propongono come riparatori del danno. Si camuffano da benefattori dell’umanità, presentano progetti buoni per rimpinguare le loro tasche e asciugare quelle dei cittadini, ottengono gratis un bene di valore inestimabile come l’ACQUA e pure lauti finanziamenti per gestirne la distribuzione.
I cittadini, uniti, possono arrestare questo processo agendo in direzione opposta.
In Italia, i comuni sono il luogo preposto all’esercizio della democrazia, attraverso l’azione dei cittadini uniti, il sindaco opera e promuove la democrazia.
I cittadini hanno potere.
Essi devono convincersi di non essere sudditi, sono gli attori primi nel processo di cambiamento verso una società rispettosa dell’ambiente, più giusta, più equa, più a misura di uomo.
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