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10/07/2022 06:00:00

La Sicilia delle opere incompiute. Ce ne sono sempre di più e aumentano i costi per completarle

 La regione Sicilia ha, nel 2021, ben 138 opere pubbliche incompiute per un importo (ultimo quadro economico) di 401 milioni 945 mila 299,89 euro ed un importo di 284 milioni 553 mila 614,18 euro di oneri per l’ultimazione dei lavori.

Le opere da ultimare nel 2020 erano 133, quindi c’è stato un aumento di opere anziché una diminuzione, e l’importo (ultimo quadro economico) era di 337 milioni 495 mila 157,64 euro con 279 milioni 303 mila 614,18 euro di oneri per l’ultimazione dei lavori; la variazione percentuale del numero di opere tra il 2020 ed 20121 è del 3,8 %; l’aumento percentuale della variazione importo dell’ultimo quadro economico si attesta al 19,1 %; la variazione percentuale di importo degli oneri di ultimazione lavori sale al 1,9 %.
I numeri non proprio esaltanti emergono all’interno del ‘quadro nazionale opere incompiute al 30/06/2022’ elaborato dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) che lo ha pubblicato nella sezione del suo sito istituzionale dedicato al ‘Servizio Contratti Pubblici (SCP)’. Qui l'elenco delle opere incompiute siciliane.

12 REGIONI MIGLIORANO COL SEGNO MENO – Le regioni più virtuose sono quelle che sono riuscite a far mettere la quinta ai loro cantieri pubblici. Nella variazione percentuale del numero di opere ancora da completare ci sono, infatti, dodici regioni che fanno registrare dei miglioramenti: Abruzzo (-80,8%), Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria, Val d’Aosta e, infine, Veneto.

LE PEGGIORI – Sempre a riguardo dello stesso parametro sopra esposto la Sicilia è in ottima (si fa per dire) compagnia. Il Lazio, in particolare, ‘brilla’ primissima in classifica per la sua performance incompiute, facendo registrare un innalzamento a + 23,8 % poiché nel 2020 c’erano 21 opere incompiute che sono cresciute a 26 nel 2021. L’Isola è comunque tra le migliore nella classifica delle peggiori: sest’ultima su otto di questa classifica parziale.
Questa è una delle varie fotografie che escono fuori dal ‘Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute’ (SIMOI), appena aggiornato, nel quale vengono inseriti annualmente gli elenchi delle opere pubbliche non completate facenti capo alle amministrazioni centrali e territoriali. Il raffronto è compreso tra il 2020 ed il 2021.

IN CALO LE OPERE INCOMPIUTE – Dall’elenco emerge che al 31 dicembre 2021 le opere incompiute erano pari a 379, in calo rispetto alle 443 (-14,4%) della fine del 2020, anno in cui si era già registrata una diminuzione rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda le opere di competenza delle amministrazioni centrali, quelle incompiute scendono da 26 a 15 (-42,3%), mentre quelle relative alle amministrazioni locali si riducono da 417 a 364 (-12,7%).

SCENDONO GLI IMPORTI PER FINIRE LE OPERE – L’importo degli interventi necessari per completare le opere è pari a circa a 1,2 miliardi di euro, con una riduzione del 45,7% rispetto al valore del 2020. Più in dettaglio, i valori complessivi delle opere di competenza delle amministrazioni centrali si riducono del 55,9%, passando da 1,5 miliardi di euro circa a 656 milioni di euro, mentre quelli necessari per l’ultimazione dei lavori scendono da 1,5 miliardi di euro a 428 milioni (-71%). Per quanto riguarda le opere di competenza delle amministrazioni locali, l’importo diminuisce solo marginalmente, da 1,3 miliardi di euro a 1,2 miliardi (-7,7%), mentre quello necessario a completarle aumenta da 782 milioni di euro a 827 milioni (+5,7%).

MANCANZA DI FONDI COME PRIMA CAUSA – Dal 2021 è stata inserita nella rilevazione l’informazione sulle cause che hanno determinato il mancato completamento delle opere. Risulta che, in 153 casi (40%) la mancanza di fondi è la causa dell’interruzione del processo di completamento dell’opera,

AL SECONDO POSTO I PROBLEMI TECNICI E POI I FALLIMENTI – In 115 casi (30%) si rilevano problemi tecnici, per 69 opere (18%) la causa è stata il fallimento, recesso o risoluzione contrattuale dell’impresa.

ALTRE CAUSE – Ventuno opere (6%) sono state interrotte per sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge, per 15 opere (4%) si riscontra un mancato interesse al completamento, mentre per 6 opere (2%) concorrono più cause contemporaneamente.


RILEVARE PER NON DIMENTICARE E PER ULTIMARE – Nel corso del 2021, il Mims e le Regioni hanno prestato particolare attenzione alla rilevazione delle opere incompiute (prevista dall’art. 21 del D.lgs 50/2016), il quale prevede l’obbligo di inserimento delle stesse nel programma triennale dei lavori pubblici al fine di prevederne il completamento oppure l’individuazione di soluzioni alternative, tra cui il parziale riutilizzo, la cessione a titolo di corrispettivo per la realizzazione di altra opera pubblica, la vendita o la demolizione. Tale obbligo è in vigore a decorrere dal 2019 al 2021. In base alle norme vigenti, entro il 31 marzo di ciascun anno le stazioni appaltanti, gli enti e altri soggetti aggiudicatori individuano le opere incompiute di rispettiva competenza e trasmettono la lista al Mims. I dati del 2021 relativi ad alcune Regioni presentano variazioni particolarmente significative, ad esempio, in termini di oneri per il completamento dell’opera.
La Sicilia no, quella è un’altra storia, il cui finale a lieto fine è ancora ben lungi dall’essere raccontato.

 
Alessandro Accardo Palumbo
www.facebook.com/AlessandroAccardoPalumbo



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