Trapani, altro che valorizzazione. A Villino Nasi c'è una discoteca
In Sicilia l’arte non viene tutelata adeguatamente, alcuni pezzi di storia monumentali si tramutano in discoteca senza che nessuno batta ciglio, basterebbe solo indignarsi.
Tutto, invece, viene commercializzato in maniera discutibile, stiamo parlando del Villino Nasi, che prende il nome da Nunzio Nasi, un edificio storico della città di Trapani in stile Art Nouveau.
La sua posizione consegna a tutta la provincia uno dei tramonti più belli, incastonati tra Torre di Ligny e il Castello della Colombaia.
Casina Nasi, voluta dall’onorevole Nasi per passarci delle ore guardando il mare in totale relax è conosciuta anche come “Lo Scoglio”, sul prospetto dell’edificio così si legge: “In questo scoglio che asilo di pace invano aspirò nella tormentata sua vita, aleggia lo spirito di Nunzio Nasi, continua i suoi colloqui con Dio, col mare, con la posterità”.
Oggi la Casina è stata presa d’assalto da chi pensa che tutto possa essere luogo per far ballare intere generazioni, senza alcun rispetto delle bellezze architettoniche, della storia che rappresentano e anche dei danni che si possono arrecare.
La proprietà è del Libero Consorzio di Trapani, il cui commissario è Raimondo Cerami, che ha dato in gestione la Casina pensando di rendere fruibile l’immobile e, quindi, di valorizzarlo.
Un conto è però valorizzare in termini culturali, un conto è, invece, decidere dare vita ad una discoteca.
I residenti si sono ribellati, quella è una discoteca a cielo aperto e in pieno centro, la cosa che stupisce è che il commissario Raimondo Cerami alla domanda dei giornalisti del gds ha risposto poco stupito, come se non fosse nemmeno grave l’utilizzo che viene fatto dai dj della casa del custode, come se la società affidataria diffondesse cultura con una discoteca. Peraltro, chi ha in gestione la location può da contratto, sottolinea sempre Cerami, fare solo attività di ristorazione né mai alcun tipo di ballo o di discoteca.
Pare che, a questo punto, sia stato il Comune e, quindi, il sindaco Giacomo Tranchida ad avere rilasciato l’autorizzazione, contrariamente a quanto prevede una destinazione museale.
E’ proprio vero quello che Nasi disse a Giolitti: “Si ricordi signor ministro che l’Italia comincia da Trapani”.
Anche quando le cose si fanno senza criterio alcuno.
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