Confindustria non ha dubbi nel definire il caro energia una “emergenza nazionale”.
Bollette sempre più esose stanno mandando in crisi famiglie, piccole e grandi imprese.
Anche in provincia di Trapani la situazione è drammatica. Bar, ristoranti, negozi, attività produttive sono con l’acqua alla gola per le bollette di luce e gas che non riescono a pagare. Molti hanno ridotto la produzione, c’è chi pensa di chiudere finchè (chissà quando) la situazione non si normalizzerà o non ci saranno interventi concreti dei governi.
Anche il comparto olivicolo è in ginocchio. Uno dei più importanti settori del territorio è pesantemente colpito dall’aumento vertiginoso dei costi.
Anche la Cia Sicilia Occidentale, attraverso il suo presidente Camillo Pugliesi, ha preso parte nei giorni scorsi all’incontro con il prefetto di Trapani, Filippina Cocuzza, per parlare di soluzioni e interventi immediati a sostegno del comparto olivicolo colpito pesantemente – così come tutti gli altri settori dell’agricoltura – dal caro prezzi e dalla conseguente crisi dei consumi. All’incontro erano presenti anche produttori della provincia trapanese e di quella agrigentina, due zone altamente vocate alla produzione di olio ed olive da tavola.
“Siamo alla vigilia della campagna olivicola – ha detto Pugliesi nel corso dell’incontro – e i presagi non sono per nulla buoni. I prezzi di vendita di olio e di olive da tavola sono molto bassi, mentre per i produttori è raddoppiato tutto, a cominciare dai costi da sostenere al frantoio. Questa crisi dei prezzi sta colpendo indiscriminatamente tutti i settori dell’agricoltura siciliana, una parte importante del Pil e delle esportazioni della nostra regione. Il problema, in questo momento, è anche l’assenza di interlocutori a livello politico. Sia il governo regionale che quello nazionale ancora non si sono formati, ma l’agricoltura e tutta l’economia siciliana non possono più attendere, servono risposte immediate. Aspettiamo con impazienza che ci si possa sedere attorno a un tavolo per trovare delle soluzioni immediate, come l’uso di misure del PSR. Non c’è più tempo da perdere”.
Continua intanto la protesta degli olivicoltori di Castevetrano. Il sindaco Enzo Alfano ha preso parte alla seconda manifestazione promossa dagli olivicoltori della Valle del Belice, che hanno lanciato un grido d’allarme per la grave crisi che sta colpendo il comparto, tra rincari e il calo del prezzo imposto dai grandi commercianti di olio e di olive.
Durante l'incontro, tenutosi presso il piazzale del parcheggio del Centro Commerciale Belicitta', è stato fatto il punto della situazione, in seguito alle riunioni in Prefettura sulla problematica.
"È necessario creare un consorzio, per avere maggior peso all'interno della filiera, che parte dalla raccolta di un prodotto di alta qualità. - dichiara il sindaco - Sosterrò gli agricoltori in questa iniziativa e in ogni azione al fine di scongiurare il collasso di un settore, che rappresenta il fiore all'occhiello dell'economia locale e che da anni subisce forti penalizzazioni."
I 5 stelle di Marsala : “come saranno spesi i soldi stanziati dal governo?”
Gli Attivisti di Marsala chiedono all’Amministrazione Comunale come intende spendere i soldi messi a disposizione dal governo. Lo scorso 29 Settembre, infatti, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto emesso dal ministro degli Interni di concerto con il ministro dell’ Economia e Finanze e con il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie che prevede lo stanziamento di un fondo da destinare ai Comuni, alle Città metropolitane e Province. I relativi allegati di tale Decreto, recano i “ Criteri e le modalità di riporto della quota restante dell’anno 2021 e della quota relativa all’annualità 2022 del fondo per il ristoro ai comuni delle minori entrate derivanti dalla riduzione dell’IMU dovuta da soggetti non residenti in Italia», previsto dall’articolo 1, comma 49, della legge 30 dicembre 2020, n.178.
“Anche per Marsala, così come per le altre realtà locali, sono stati stanziati dei soldi il cui ammontare è, relativa alla Base di Riporto, di euro 4.962.514. Tale cifra, considerate le difficoltà di famiglie e imprese costrette a pagare bollette sempre più care, potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno o comunque, un segno di attenzione per i più deboli e le attività commerciali costrette a chiudere” sottolineano i 5 stelle.
Anche Siciliacque soffre la crisi
Rincari nella bolletta energetica senza precedenti per Siciliacque, gestore del servizio idrico di sovrambito sul territorio regionale, che ad agosto si è vista recapitare un conto di oltre 4,7 milioni di euro.
Una cifra pari al fatturato mensile della società, che dal primo settembre è stata costretta a passare al cosiddetto mercato di salvaguardia per continuare a garantire un servizio pubblico essenziale come la captazione dell’acqua dalle grandi infrastrutture (acquedotti, dighe, invasi, potabilizzatori) e il successivo trasporto fino ai serbatoi comunali, che servono 1,6 milioni di siciliani. Il passaggio al mercato di salvaguardia non sarà indolore: Siciliacque dovrà infatti sborsare 90mila euro in più al mese.
La bolletta di agosto, che registra un’ulteriore impennata rispetto a luglio (quando l’energia è arrivata a 3,9 milioni), è più che quintuplicata rispetto alla media dei costi sostenuti nel 2021: circa 900mila euro al mese. A settembre la previsione è di 4,2 milioni; mentre nell’intero arco del 2022 si stimano 17 milioni di maggiori costi rispetto allo scorso anno.
"Questi aumenti, in base alle norme stabilite dall’Arera (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), non potranno che avere effetti sulla tariffa idrica nel ciclo regolatorio 2024-2027. Le ripercussioni del caro-energia sono già tangibili sui conti aziendali e rischiano di minare alle fondamenta il servizio idrico di grande adduzione in Sicilia. In uno scenario come quello attuale, inoltre, non può essere trascurata la rilevante morosità di alcuni gestori d’ambito. Siciliacque, infatti, vanta crediti già scaduti per oltre 30 milioni di euro e dovrà necessariamente privilegiare chi sta pagando il servizio regolarmente".
A dirlo sono i vertici della società, che lanciano un Sos al nuovo governo nazionale: "Questa crisi dovuta ai costi esorbitanti dell’energia non può essere gestita in modo autonomo dalle aziende. Siciliacque, al pari di altri attori del settore idrico, da sola non ce la fa. Ecco perché lo Stato, assieme all’Autorità nazionale di regolazione, deve intervenire con supporti certi nel medio termine. Il problema non è economico, ma di carattere finanziario. Servono aiuti per un tempo coincidente a quello necessario per recuperare i maggiori costi dell’energia dal sistema tariffario".
Finora le misure contenute nei decreti Aiuti, incluso l’ultimo da poco varato, sono state tutt’altro che incisive. Per Siciliacque (che rientra fra le aziende non energivore) l’incremento del credito d’imposta dal 15 al 30% ha alleviato la sofferenza in modo assolutamente trascurabile. Mentre i prestiti con garanzia statale per dilazionare il costo delle bollette non sono stati accettati dai fornitori, a causa di procedure e tempi troppo lunghi.
"Gli aumenti dell’energia elettrica – concludono i vertici di Siciliacque – devono essere contenuti o quantomeno gestiti in un quadro di sistema, in particolare per soggetti come la nostra società che erogano un servizio di pubblica utilità".