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13/07/2026 18:00:00

Trapani, commercianti in crisi: "Io pago le tasse, altri vendono in diretta"

Ogni mattina alza la saracinesca, accende le luci del negozio e affronta la giornata con la speranza che entri qualche cliente. 

A fine mese arrivano puntuali l'affitto, le bollette, i contributi, le tasse. 

Poi prende il telefono e scorre i social. In diretta c'è qualcuno che vende biscotti, cosmetici, abbigliamento, articoli per la casa. Tutto in pochi clic. 

È in quel momento che, racconta una commerciante, la sensazione diventa sempre la stessa: giocare una partita con regole diverse.

È la testimonianza di una commerciante trapanese, che preferisce restare anonima, ma dà voce a un malessere sempre più diffuso tra gli operatori del centro storico.

 

"Anch'io sono una commerciante e, come tanti altri colleghi, sto vivendo un periodo molto difficile. Negli ultimi tempi il lavoro è rallentato notevolmente, anche a causa del fenomeno delle dirette social abusive organizzate da persone che non sono commercianti".

Non è una critica al commercio online. Quello, ormai, è parte integrante del mercato. 

Il problema, spiega, è un altro: la convinzione che alcune vendite vengano effettuate senza gli stessi obblighi fiscali, amministrativi e commerciali richiesti a chi gestisce un'attività aperta al pubblico.

"Ormai vendono di tutto: dalle caramelle ai biscotti, dalle brioche ai cosmetici, dagli articoli per la casa fino all'abbigliamento. Noi commercianti continuiamo a pagare tasse, affitti, bollette e contributi, mentre ci troviamo a competere con chi vende senza rispettare le stesse condizioni".

 

Una denuncia che arriva in un momento particolarmente delicato per il commercio trapanese. 

Negli ultimi mesi il centro storico è diventato il teatro di una mobilitazione senza precedenti. Oltre cento attività hanno dato vita al Comitato Operatori e Commercianti del Centro Storico, nato per denunciare le difficoltà legate ai cantieri, alla riduzione dei parcheggi, alla nuova viabilità, al piano acustico e al calo delle presenze. 

 

Il quadro che emerge è quello di un settore sotto pressione da più fronti. Da una parte i cantieri e le trasformazioni urbane, dall'altra il cambiamento delle abitudini di consumo, l'e-commerce e, adesso, anche il fenomeno delle vendite attraverso le dirette social.

 

Le piattaforme digitali sono diventate vere e proprie vetrine commerciali. 

Facebook, Instagram e TikTok permettono di presentare prodotti in tempo reale, interagire con gli utenti e concludere vendite in pochi minuti. Un'opportunità che molte imprese utilizzano regolarmente, ma che, se esercitata in modo professionale e continuativo, è comunque soggetta agli obblighi previsti dalla normativa fiscale e commerciale italiana.

 

È proprio qui che la commerciante chiede un intervento.

"Spero che si parli sempre di più di questo problema e che vengano effettuati controlli per garantire una concorrenza leale".

Le sue parole si inseriscono in un malessere più ampio, di incassi in costante diminuzione e di un'estate segnata dall'annullamento di eventi che portavano maggiore affluenza nel centro storico. "Ogni giorno entra sempre meno gente", hanno raccontato alcuni esercenti, descrivendo una situazione definita ormai "catastrofica"

 

Per chi ogni mattina apre un negozio, però, la preoccupazione non riguarda soltanto il cliente che non entra dalla porta. 

Riguarda anche quello che, con un semplice tocco sullo schermo, acquista altrove. E se quel mercato parallelo cresce senza gli stessi obblighi di chi opera regolarmente, il timore è che la crisi del commercio tradizionale possa diventare ancora più difficile da invertire.