25 aprile. Piantedosi si rifugia a Castelvetrano, meglio l’antimafia che l’antifascismo
E per non festeggiare la liberazione, il 25 aprile Matteo Piantedosi si rifugia a Castelvetrano.
Il ministro dell’Interno del governo Meloni sarà infatti presente all’iniziativa “Memoria Nostra”, ideata da Elena Ferraro, Giacomo Bonagiuso e dal primo cittadino 5 Stelle, Enzo Alfano (ne abbiamo scritto qui).
L’idea di “liberarsi dalla mafia” attraverso il recente arresto di Messina Denaro, dedicando la giornata al ricordo della strage di Capaci è caduta a fagiolo. Inattaccabile. Nessuno potrebbe mai considerarla un’alternativa di serie B rispetto al tema della liberazione dal nazifascismo. Qualsiasi critica sarebbe frettolosamente liquidata come una polemica fuori luogo, irrispettosa della memoria di Falcone.
Allora eccolo a Castelvetrano Piantedosi, quello che dopo i morti del naufragio di Cutro aveva detto che la disperazione non poteva mai giustificare viaggi che mettono in pericolo la vita dei propri figli. Ma stavolta i migranti non c’entrano, così come non c’entra la liberazione dal nazifascismo.
E però non è l’unico caso di diversivo per sfuggire al 25 aprile italiano. Quest’anno Ignazio La Russa, dopo aver detto che i soldati uccisi dai Gruppi di Azione Patriottica in via Rasella, il 23 marzo 1944, erano “una banda musicale di semi pensionati e non biechi nazisti delle SS”, se ne andrà a Praga, al campo di concentramento di Theresienstadt, per deporre una corona al monumento di Jan Palach in piazza San Venceslao. D’altra parte, l’anno scorso, aveva detto di non vedere l’ora di “liberarsi dalla Liberazione”. E nel 2020 aveva proposto di dedicare il 25 aprile al ricordo delle vittime del Coronavirus e dei caduti di tutte le guerre.
Anche Matteo Salvini, il 25 aprile del 2019 scelse di venire a Monreale, perché era ora “di uscire dal vecchio dibattito fascisti, comunisti. La liberazione che ci serve è quella dalla mafia”. La settimana dopo, a Monreale ci sarebbero state le amministrative e la Lega aveva un candidato sindaco.
Perfino Gianfranco Fini, il 25 aprile del 2011 andò ad Herat, in visita ai militari italiani, perché la vera liberazione era “quella dell’Afghanistan dalla schiavitù”.
Quest’anno, Piantedosi risolve l’allergia venendo a Castelvetrano. Meglio l’antimafia che l’antifascismo.
Egidio Morici
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