Sicilia. I conti della Regione bocciati. Schifani e Musumeci sotto accusa
Niente parifica dei conti per la Regione Siciliana, la Corte dei conti ha definito il giudizio sul Rendiconto 2020.
In buona sostanza il disavanzo della Regione andava ripianto in 3 anni e non in 10, sotto attacco dunque l’operato dell’ex governatore Nello Musumeci, il suo assessore al Bilancio era Gaetano Armao, e l’attuale presidente Renato Schifani, il cui assessore all’Economia è Marco Falcone:"Abbiamo preso atto della decisione della Corte dei conti inerente a una fase finanziaria risalente ormai a un quinquennio fa e che non avrà conseguenze sulla tenuta finanziaria della Regione”.
E poi continua Falcone: “La Regione, da allora a oggi, ha posto in essere tutti i necessari correttivi e guarda ai propri conti con maggiore serenità. Ci adegueremo alle indicazioni dei magistrati nella revisione del rendiconto 2020, potendo disporre degli opportuni accantonamenti che mantengono in sicurezza i nostri bilanci. Ciò è avvenuto anche grazie al rapporto di leale collaborazione che abbiamo instaurato con la Corte dei conti – conclude l’assessore all’Economia – e che ci ha condotto assieme a risultati importanti”.
Alfio Mannino, della Cgil siciliana, parla di un fatto grave: “La mancata parifica del rendiconto 2020 della Regione siciliana è di per sé un fatto grave, in quanto conferma i conti non in ordine. E’ tutto da vedere se la cosa non avrà effetti. Far gravare sul fondo per la sanità i costi dell'Arpa significa togliere risorse alla sanità in crisi, e questo è inaccettabile.
Temiamo inoltre le conseguenze della mancata parifica sui prossimi bilanci per quanto riguarda lo sviluppo. In ogni caso non dovranno essere i lavoratori e le persone più in difficoltà a pagare il prezzo delle incertezze sui conti”.
Antonio De Luca capogruppo del M5S all’Ars parla di disastro del governo Schifani: “"Falcone è rapidamente andato in soccorso del vecchio esecutivo, di cui lo stesso assessore faceva parte, che ha varato la spalmatura in dieci anni del disavanzo, bocciato prima dalla Consulta e ora finito nel mirino della Corte dei conti. Anche questa pronuncia non ci sorprende per niente, avevamo detto in tutte le salse e in tutte le sedi che questa manovra, oltre che incostituzionale, era iniqua perché sarebbe ricaduta sulle future generazioni, ma il governo ha fatto orecchie da mercante, preferendo spalmare il disavanzo piuttosto che chiudere gli stipendifici delle tante inutili partecipate della Regione”.
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