C'è troppo vino nel mondo
Il vino perde appeal: produzione ai minimi, ma gli sprechi continuano. Nonostante la produzione del 2023 sia scesa ai livelli più bassi degli ultimi sessant'anni, come riporta Bloomberg, il mondo si ritrova ancora con troppi vini.
Cambiamenti di gusto e stagnazione economica mettono a dura prova il settore. Negli ultimi trent'anni, abitudini e gusti dei consumatori sono cambiati radicalmente, impattando negativamente sul comparto vinicolo. La stagnazione economica ha fatto il resto. Bevande a basso o zero contenuto alcolico conquistano sempre più spazio, soprattutto tra i giovani, mentre il consumo di vino, in particolare rosso, tende a calare a favore di bianchi e rosé.
La difficile congiuntura del mercato, sottolinea Bloomberg, spinge alcuni produttori a prendere misure drastiche: distruggere i vigneti. Il governo francese ha stanziato ben duecento milioni di euro per incentivare i coltivatori a sradicare le vigne e destinare il vino alla produzione di etanolo, in cambio di 75 euro per ettolitro. La regione di Bordeaux ha ricevuto fondi aggiuntivi per eliminare 9.500 ettari di piantagioni. Un piano che, però, non ha dato i frutti sperati: nel 2023 la Francia ha infatti superato l'Italia come principale produttore mondiale di vino.
La crisi del settore vinicolo appare evidente. Tra calo della domanda e misure drastiche come la distruzione dei vigneti, il futuro del vino sembra incerto. Come si adatteranno i produttori a questo scenario in continua evoluzione?
La Sicilia, con la sua antica tradizione vinicola, rappresenta una realtà a sé. L'isola vanta una produzione di vini pregiati che incontrano un grande successo sui mercati nazionali e internazionali.
Tuttavia, anche la Sicilia deve fare i conti con le sfide del mercato globale. La concorrenza di altri Paesi produttori di vino, unita al cambiamento dei gusti dei consumatori, spinge i produttori siciliani a puntare sempre di più sulla qualità e sull'innovazione.
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