Le polemiche nella destra siciliana. Miccichè, Cuffaro e la "Lombardite acuta"
Ad un mese dall’ingresso in MPA di Gianfranco Miccichè ci sono già le prime polemiche con gli alleati di centrodestra.
Miccichè ha deciso di lasciare il gruppo misto all’ARS e di fare politica insieme a Raffaele Lombardo, una scelta che gli sarà costata in termini di affetto verso il simbolo di Forza Italia, partito che ha contribuito a far volare in Sicilia. Chiusa la parentesi azzurra, pure a causa dei tanti conflitti con il presidente Renato Schifani e con il gruppo dirigente, ha deciso, dopo vari dialoghi, di abbracciare il Movimento per l’Autonomia, fondato da Lombardo.
In una intervista ha chiarito molti aspetti di questa sua scelta, voci politiche ben accreditate hanno pure ipotizzato che si sia trattato di uno spostamento voluto anche da Roma, quindi con regia Giorgio Mulè che rappresenta la fronda di opposizione a Schifani.
Per Miccichè ci sono segnali preoccupanti che arrivano da destra, leggasi Fratelli d’Italia, e lui che si definisce un “sostenitore dei diritti civili” non può guardare in quella direzione, la vede come un ritorno al passato, ai tempi dell’MSI.
Un passo indietro lo nota anche in Forza Italia, Miccichè non si trova più a suo agio con questo centrodestra. L’abbraccio con l’MPA arriva per il progetto diverso, autonomo e non subordinato alle logiche nazionali.
Le ultime elezioni europee poi hanno generato, secondo Miccichè, un “conflitto nucleare” dentro il partito, con le fazioni pro Marco Falcone e pro Edy Tamajo, facendo diventare , ha detto, FI un partito senza identità ma addirittura subordinato ai comandi politici di Totò Cuffaro, leader della DC.
Non è mancata la replica di Cuffaro, che manda una risposta a Miccichè ma anche un segnale a Lombardo: “Leggo l'intervista dell’onorevole Miccichè e penso che sia stato contagiato dalla 'Lombardite acuta'. Basterebbe leggere senza 'il contagio' per rendersi conto che non comando affatto.
Quello che conta, comunque, non è che io non comandi, ma che io non voglia comandare! Io e la DC siamo amici leali del presidente della Regione, Renato Schifani, e della coalizione e la tattica della provocazione o, peggio ancora, quella di esercitare pressioni indebite non ci appartiene. La mia idea della politica è cambiata da un pezzo, strano che Miccichè e company non se ne siano accorti.
Credo che la politica sia più di chi pensa e di chi lavora che di chi comanda. La politica ha bisogno di una classe dirigente giovane e donna che creda motivatamente e voglia costruire un progetto di futuro per la nostra terra e non di chi crede che la politica sia il potere.
Per quello che mi riguarda credo che sia finito il periodo del 'Cuffarismo' e che personalmente stia vivendo, per scelta e con convinzione, il tempo del 'Cuffaresimo'. Sono assolutamente convinto che potere, comando e prebende non valgono niente a confronto con il servizio, il lavoro per un progetto e la buona politica”.
Lo scontro tra DC e MPA, tra MPA e FI è appena cominciato.
Lo affermo dopo aver sperimentato sulle mie carni quanto siano effimere le prime e valide le seconde.
Mi prodigherò con tutte le mie forze per far crescere una classe dirigente giovane e donna e che sia protagonista di buona politica e di una politica più umana.
Pazienza per chi la pensa diversamente: se ne dovrà fare e ce ne faremo una ragione".
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