Guantanamo a Trapani
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di Katia Regina
Neanche la scusa del sovraffollamento, se mai potesse esistere una scusa per certi comportamenti. Nel carcere di Trapani ci sono 537 detenuti a fronte di una capienza di 555 posti (dati aggiornati al 31 ottobre scorso). A scorrere il rapporto dell'Associazione Antigone, sentinella delle condizioni carcerarie nel nostro Paese, il carcere di Trapani sembrerebbe un luogo adeguato per assicurare ai detenuti il rispetto delle condizioni umane volute dalla legge. Eppure, la legge in quel carcere pare proprio che non sia riuscita a entrare. Troppi cancelli, porte pesanti, sbarre in ogni dove... hanno impedito alla legge di oltrepassare le mura alte della recinzione. I detenuti sono entrati, la legge no. È rimasta fuori in compagnia del senso di umanità che ogni individuo dovrebbe avere in dote. I fatti sono ancora da accertare, e non è prudente generalizzare, mai. Sono certa che non tutti quelli che operano all'interno di questo carcere siano coinvolti direttamente in questa sporca storia. Gli stessi agenti aguzzini, intercettati, lamentavano un eccesso di cura da parte dei medici della struttura. Personalmente posso testimoniare di aver visto nel 2016 una struttura pulita e dignitosa, ne ho pure scritto qui, finivo l'articolo sperando di poterci tornare per ascoltarli ancora e magari riuscire a farli ridere. Poi invece ho fatto la volontaria in un'altra struttura carceraria, quella di Castelvetrano.
Sono 46 le persone coinvolte, a vario titolo, in questo orrore che durava da molti anni. I detenuti non denunciano, in genere, gli abusi che subiscono, i motivi non sono così difficili da immaginare. Ma nel settembre del 2012 accade qualcosa di insolito, un carcerato fa un esposto dopo essere stato aggredito a calci, pugni e sputi a seguito di una protesta. Racconta tutto, anche delle grida di altri detenuti picchiati dagli agenti. Scatta l'indagine coordinata dalla Procura di Trapani. Una lunga indagine, considerando che siamo nel 2024. Nel frattempo le spedizioni punitive sui detenuti non si sono mai fermate, e la cosa più indegna, sui più fragili, quelli con disturbi mentali, extracomunitari... che vergogna! Lasciatemelo dire... i filmati delle telecamere nascoste dagli inquirenti hanno ripreso tutto, audio compresi, li trovate sulla rete.
Ma questi agenti cosa fanno quando non lavorano? Hanno famiglia, figli, amici? Vivono una vita normale? Frequentano la scuola dei figli, vanno al supermercato, al cinema? Non riesco a immaginare la vita ordinaria di quanti abusano della loro divisa per infierire su un malato mentale. Vorrei vederne uno in faccia, scrutarne i tratti, intercettare la malvagità in un gesto apparentemente normale. Scusate, mi sta sfuggendo il punto.
Proprio in questi giorni un altro episodio è servito a fare chiarezza, a proposito di quale sia l'atteggiamento di alcuni quando si parla di detenuti, il discorso del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro, durante la presentazione di un nuovo mezzo in dotazione alla polizia penitenziaria, quella sua intima gioia nel sapere che bisogna togliere il fiato ai detenuti trasportati sul mezzo... in questo caso ho pure potuto soddisfare la mia curiosità rispetto al volto e ai modi di una persona capace di dire simili assurdità: ridicolo, patetico. Ma c'è poco da ridere, sapete, perché questi dettano legge, creano l'atmosfera, legittimano certi comportamenti.
Che libro si può consigliare dopo questo articolo? Non lo so. Questa volta non bastano i libri, l'umanità non la impari leggendo, la riscopri, semmai, ma solo se te ne è rimasto un brandello, da qualche parte.
Riguardiamolo, può servire a qualcuno distratto.
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