Case della Comunità, perchè sono un'opportunità per la sanità pubblica. "Ma non finiscano in mano ai privati"
Il Forum Disuguaglianze e Diversità ha pubblicato il report “Case della Comunità. Alla ricerca di una «nuova» nozione di pubblico”, concentrandosi sulle Case della Comunità nel settore sociosanitario, individuando quelle caratteristiche a cui ambire e proponendo esempi di buone pratiche già esistenti e operative in Italia. Il lavoro effettuato ha l’obiettivo di indagare come le Case della Comunità possano offrire l’opportunità per ripensare la funzione pubblica della Sanità.
Le Case della Comunità, previste dalla Missione 6 del PNRR, avranno il compito di migliorare la sanità territoriale. Si configurano come strutture socio-sanitarie polivalenti che forniscono assistenza di tipo primario e attuano attività di prevenzione nonché di promozione della salute. Un ruolo essenziale ribadito anche dal Decreto n.77/2022, che definisce le caratteristiche del sistema di assistenza territoriale del Servizio Sanitario Nazionale.
Quattro indirizzi
Il Forum Disuguaglianze e Diversità propone quattro caratteristiche che le Case della Comunità dovrebbero avere. La prima proposta riguarda l’integrazione fra dimensione sanitaria e sociale, necessaria a intercettare i bisogni delle persone, in particolare di quelle più svantaggiate, cercando di incidere sui fattori di rischio. Dovrebbero essere spazi accessibili e di prossimità, dove la distanza tra cittadini e funzione pubblica sia ridotta, assicurando l’offerta di servizi diversi e multidisciplinari.
La seconda caratteristica è l’attenzione alle relazioni: ogni cittadino deve ricevere un trattamento basato sull’uguaglianza di considerazione e rispetto.
La terza proposta riguarda la predisposizione al lavoro multidisciplinare e la valorizzazione del lavoro sociale e delle risorse della comunità stessa. Le risorse della comunità devono essere mobilitate per acquisire informazioni su bisogni inespressi o poco conosciuti, ma anche per esprimere modalità alternative per farvi fronte.
Il quarto e ultimo indirizzo riguarda l’obiettivo di un afflato universalistico delle Case della Comunità.
Zero affidamenti ai privati
Il Forum ha messo in luce un problema: il rischio che la gestione delle Case della Comunità, finanziate con fondi del PNRR, che si concentrano sugli investimenti in conto capitale e non sulla spesa per il personale, venga affidata al privato convenzionato. Questa operazione comporterebbe dei rischi: la creazione di posizioni di monopolio, asimmetrie informative, mancato coordinamento delle tempistiche, occultamento dei tagli alla spesa pubblica con gare al massimo ribasso, con evidenti effetti negativi sia per chi riceve sia per chi offre cura; mancato coinvolgimento di tutta la comunità; incapacità di integrare la dimensione sanitaria con quella sociale.
Per il ForumDD, invece, bisogna realizzare Case della Comunità che, dentro una regia pubblica, si caratterizzino per l’adozione di forme di autogoverno democratico e collaborativo con gli enti del terzo settore e del volontariato. In termini diversi, si tratta di pensare a una nuova forma di responsabilità e governo pubblico che riconosca gli attori privati come co-gestori attivi di una funzione pubblica.
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