La rete di Messina Denaro. Le motivazioni della condanna di Laura Bonafede
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Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui il gup di Palermo ha condannato Laura Bonafede a 11 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa. La maestra di Campobello di Mazara, figlia del boss del paese, è stata riconosciuta colpevole di aver fornito un contributo essenziale alla latitanza di Matteo Messina Denaro, col quale ha avuto contatti fino a pochi giorni prima dell’arresto del capomafia, avvenuto il 16 gennaio 2023.
Il ruolo di Bonafede nella latitanza di Messina Denaro
Secondo il giudice Paolo Magro, che ha firmato le motivazioni, Laura Bonafede non era solo un’amante o una semplice fiancheggiatrice, ma una figura attiva e consapevole all’interno di Cosa nostra.
"Non è minimamente credibile che il latitante più ricercato d’Italia abbia condiviso importantissimi segreti per Cosa nostra, tra cui la sua collocazione, i suoi spostamenti e persino le sue precarie condizioni di salute, con una persona non affiliata, solo perché legata affettivamente a lui”, scrive il gup, sottolineando come la donna fosse a conoscenza di informazioni strategiche e avesse persino raccolto le ultime direttive del boss prima della sua morte.
Il suo coinvolgimento non può essere ricondotto a un semplice favoreggiamento, neppure con l’aggravante mafiosa. Le condotte della maestra sono state sistematiche e funzionali all’attività illecita dell’associazione mafiosa, tanto da garantire al boss latitante di continuare a operare indisturbato per anni.
Un legame indissolubile con Messina Denaro
Il rapporto tra Laura Bonafede e Matteo Messina Denaro risale almeno al 1996, quando la donna chiese di essere accompagnata nel luogo in cui il boss si nascondeva all’inizio della sua trentennale latitanza. Nonostante fosse sposata con il mafioso ergastolano Salvatore Gentile, la relazione tra Bonafede e il padrino di Castelvetrano non si interruppe mai.
Nei diari del boss, sequestrati dopo il suo arresto, emergono riferimenti diretti a lei:
"Eravamo una famiglia, davvero una famiglia", scriveva il 3 aprile 2015 Messina Denaro a "Blu", uno dei nomi in codice utilizzati per indicare la donna. Bonafede, dal canto suo, ricordava con nostalgia quei momenti: "Mi manca tutto, anche guardare un film insieme in modo rilassato".
Pizzini, codici segreti e direttive per il dopo
Le indagini hanno rivelato che Laura Bonafede comunicava regolarmente con il boss attraverso i pizzini, utilizzando un codice linguistico condiviso per nascondere le identità e i contenuti delle conversazioni.
Non solo: la maestra aveva un ruolo attivo nelle questioni mafiose. In un messaggio riportato nella sentenza, scriveva: "Una volta mi dicesti: ma se persone non ce ne sono più", un riferimento che per gli inquirenti conferma la sua conoscenza delle dinamiche interne di Cosa nostra.
Dopo la morte di Messina Denaro, avvenuta il 25 settembre 2023, la Bonafede avrebbe dovuto eseguire le sue ultime volontà. Il giudice evidenzia come la donna fosse stata destinataria di precise disposizioni, tra cui recarsi dalla sorella del boss, Rosalia Messina Denaro, per prendere "la chiave".
Il ruolo della figlia, ora sotto processo
Nelle motivazioni della condanna emerge anche il ruolo di Martina Gentile, figlia di Laura Bonafede. Il boss l’ha sempre considerata come una figlia adottiva, tanto da seguirne da vicino la crescita e l’educazione.
Ora la giovane è sotto processo per favoreggiamento, con una sentenza attesa per il mese di marzo.
Una donna di mafia
Nonostante Laura Bonafede abbia tentato di sminuire il proprio ruolo nel corso delle dichiarazioni spontanee rese in aula, per il giudice non ci sono dubbi:
"Le condotte della donna non erano rivolte solo al singolo, ma hanno dato un contributo altamente qualificato all’associazione mafiosa Cosa nostra, in quanto servente un pericolosissimo capo e latitante".
Una figura che, per oltre trent’anni, ha garantito protezione, supporto e connessioni strategiche a Matteo Messina Denaro, rendendo possibile una delle latitanze più lunghe e clamorose della storia della mafia siciliana.
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