La burocrazia ferma le cure. In Sicilia anche i farmaci salvavita sono in ritardo
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Non c’è pace per i malati siciliani, per accedere ai farmaci salvavita devono attendere mesi interi, dalla lungaggine burocratica ad altri cavilli che rallentano e di tanto la possibilità di una cura immediata.
Ciò che è a portata di mano e di cura altrove non lo è per l’Isola, che stenta a raccontare una sanità diversa, da uno scandalo all’altro. Da cosa dipende questo ritardo cronico che abusa della salute dei malati? Da una serie di congiunture, non in ultimo anche l’acquisto in ritardo da parte della Regione. Il nuovo radiofarmaco, autorizzato dall’Aifa, vipivotide tetraxetan, che viene somministrato per via endovenosa che combina un ligando con un radionuclide terapeutico serve ai malati di tumore alla prostata. La terapia consiste nel rilascio di radiazioni direttamente nelle cellule tumorali. E’ stato autorizzato già a gennaio 2025 ma per un siciliano se volesse accedere alla cura non resta che emigrare in Lombardia.
Dove sta l’inghippo? Nella Centrale Unica di Committenza, da dove partono gli ordini, che però funziona anche per tutte le altre gare, quindi con un rallentamento quasi fisiologico.
Si tratta di nuovi farmaci che sono disponibili in tutto il Paese ma che in Sicilia arrivano almeno con 50 giorni di ritardo, forse pure di più.
La denuncia del M5S
Nuccio Di Paola, vice presidente dell’ARS e coordinatore regionale del M5S, ha chiesto di implementare la Cuc: “Esattamente un anno fa ovvero il 10 aprile 2024, avevo depositato un’interrogazione al governo Schifani e ottenuto su mio sollecito, una audizione all’ARS per capire come la Regione intendesse risolvere i continui ritardi della Centrale Unica di Committenza nella gestione delle gare per rendere disponibili i farmaci ai pazienti siciliani. Oggi la situazione è la stessa. In Sicilia sono indisponibili anche alcuni farmaci oncologici. Indecente che i nostri concittadini non possano curarsi perché la burocrazia regionale è lenta. Ho depositato una nuova interrogazione all’Assessore Alessandro Dagnino e all’assessore alla Salute Daniela Faraoni. La CUC và implementata”.
Spiega Di Paola: “Nonostante la disponibilità di nuove terapie ed il puntuale aggiornamento dell’Assosorato alla Salute, del prontuario Regionale, la CUC fatica a rispettare le tempistiche richieste per l’approvvigionamento e la distribuzione, agendo con estrapolazioni discrezionali di farmaci, azioni che alla pubblica amministrative comportano un dispendio economico anche perché nel frattempo possono giungere sul mercato farmaci meno costosi”.
L’esposto Codacons
Presentata denuncia formale al ministero della Salute per chiedere lo sblocco immediato delle procedure di accesso ai farmaci salvavita e ristabilire condizioni di equità tra Nord e Sud nel diritto alla cura, è questo quello che il Codacons chiede al ministro Orazio Schillaci, sollevando il caso di migliaia di pazienti siciliani che, a causa delle inefficienze regionali, vedono negato l’accesso tempestivo alle terapie.
Il Codacons denuncia: “numerosi pazienti affetti da patologie oncologiche e rare sono costretti ad attendere settimane, se non mesi, per ricevere terapie già disponibili in altre regioni”. Il segretario nazionale Codacons Francesco Tanasi è netto: “Parliamo di farmaci salvavita, di cure vitali. Lo Stato ha il dovere di garantire pari accesso alle terapie”.
L’associazione ha chiesto un intervento urgente su più fronti: lo sblocco immediato delle procedure amministrative, la possibilità per le Asp (Aziende sanitarie provinciali) di effettuare acquisti diretti dei farmaci già autorizzati e l’adozione di un modello nazionale unificato che garantisca tempi certi e parità di trattamento sull’intero territorio italiano.
A completare il pacchetto di richieste anche l’apertura di un’ispezione ministeriale sulle Asp e sugli organi regionali competenti, per verificare responsabilità e inefficienze.
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