Marsala, la movida e il diritto al riposo: "Avvilita e demoralizzata, costretta a barricarmi in casa"
"Avvilita e demoralizzata". Così si definisce la nostra lettrice, la signora Elena, cittadina di Marsala, nella lettera inviata alla redazione di Tp24, dopo aver letto un nostro articolo pubblicato il 12 maggio, con una lettera del "Comitato del centro storico" di Trapani. Un grido di denuncia che parte dalla quotidianità difficile di chi vive nel centro cittadino, ma che si allarga al degrado urbano e alla gestione – o mancata gestione – della vita notturna.
«Con l'avvicinarsi della bella stagione – scrive la signora Elena – invece di poter aprire le finestre per godere dell'aria fresca e pulita del mare, siamo costretti a barricarci in casa, ad accendere condizionatori e pagare bollette salatissime». Eppure, la sua scelta di trasferirsi a Marsala era stata dettata proprio dal clima e dalla qualità della vita. Aspettative oggi amaramente deluse.
Nel suo sfogo, la cittadina esprime invidia per ciò che accade a pochi chilometri di distanza: «A Trapani c’è un comitato cittadino che si batte con Sindaco e Assessori per ottenere ordinanze concrete, per conciliare il diritto al riposo con la vita notturna. A Marsala invece… sembra che siamo solo noi a lamentarci».
Il disturbo arrecato dalla musica dal vivo e dalla movida serale è diventato insopportabile: «Serate che vanno dal mercoledì al sabato, musica con decibel insostenibili. Ma nessuno degli altri residenti sembra disturbato? Ho provato a chiedere collaborazione, ma purtroppo, da codardi, declinano».
Un esposto è stato regolarmente presentato alla Polizia Municipale, ma la risposta – a suo dire – è stata paradossale: «Essendo una sola famiglia a lamentare, non è disturbo della quiete pubblica, ma privato. ASSURDO!».
Le critiche degli ospiti bergamaschi
La lettera si fa ancora più amara quando Dodesini racconta del fine settimana trascorso con un gruppo di amici bersaglieri, arrivati a Marsala da Bergamo per il Raduno Nazionale. Inizialmente tutto bene, ma il giorno dopo «mi sono cadute le braccia dai loro commenti di critica per quel che hanno visto appena allontanati dal centro».
Il riferimento è alle zone di via S. Bilardello e via E. Alagna, dove le strade erano sporche, con rifiuti abbandonati in strada. Alcune foto scattate dagli ospiti testimoniano la presenza di sacchi della spazzatura, bottiglie, cartoni e persino ingombranti lasciati sul marciapiede, a pochi passi dalle aree più frequentate.
«Avevano ripulito Piazza del Popolo e via Mazzini per l'occasione, ma bastava allontanarsi di poco per trovarsi davanti a uno spettacolo indecente». Gli ospiti hanno inevitabilmente fatto paragoni con altre città dove si erano svolti raduni simili: «Trapani ed Erice sono state una scoperta per loro: pulite, curate, entusiaste dell’accoglienza ricevuta. E io sempre più frustrata».
“Ma come fate a vivere in un casino simile?”
Particolarmente significativi sono i commenti di due giovani, parte del gruppo di bersaglieri: «Passando per Piazza del Popolo mi hanno chiesto se il “casino di musica assordante” fosse un'eccezione o una costante. Hanno aggiunto: ‘Ma come fate a vivere in un casino simile? Nessuno interviene qui?’».
Parole che sembrano evidenziare una disillusione profonda e una domanda rimasta finora senza risposta: dove sono le istituzioni? E dove sono gli altri cittadini?
La lettera si chiude con un appello e un’amara riflessione: «Si scrive, si denuncia, si segnalano disservizi, malumori… ma NESSUNO ci ascolta». La Signora Elena, infine, ringrazia il nostro Vittorio Alfieri per il suo impegno: «Scrive articoli con argomentazioni giustissime, ma che purtroppo NESSUNO ascolta».
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