La fortuna di Grillo? Tutti contro, a parole ...
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Continua a tenere banco, a Marsala, la nuova ricomposizione di giunta, fatta dal sindaco Massimo Grillo qualche giorno fa.
I partiti di centrodestra continuano a sostenere di essere fuori dalla giunta, che non vi è alcuna possibilità di ricucire lo strappo con Grillo, che gli assessori presenti lo sono esclusivamente a titolo personale. Se ci si posta in Consiglio comunale la situazione è ancora peggio: quasi totalità di opposizione. Le dichiarazioni sono tutte orientate a bocciare l’Amministrazione.
Il cortocircuito
Gli assessori non replicano, non rilasciano dichiarazioni. C’è comunque tensione per il quadro che si è venuto a creare. L’ultimo comunicato stampa delle sigle del centrodestra non è stato firmato da Fratelli d’Italia, che con Grillo amministra da 4 anni. Lunedì, 23 giugno, si terrà un’altra riunione a Marsala e lì verrà fuori un documento condiviso dalla sigle di area centrodestra, al netto di chi quindi potrebbe pure decidere di non partecipare.
Sfiducia bis
Il 4 giugno del 2024 venne votata la mozione di sfiducia al sindaco Massimo Grillo, che non ebbe alcun esito favorevole: erano presenti in Aula 21 consiglieri su 24, e il quorum era previsto con 15, la mozione venne respinta con 11 voti favorevoli e 7 contrari.
Dopo un anno, a detta dei consiglieri e dei loro partiti di riferimento, la situazione è ancora più grave.
Dunque adesso perché non decidono di ripresentare una mozione, avendone i numeri, questa volta allestita direttamente dai partiti di centrodestra?
Alla conta ci sono in opposizione: Piergiorgio Giacalone, Eleonora Milazzo, Rosanna Genna, Elia Martinico, Vito Milazzo, Leo Orlando, Gabriele Di Pietra, Flavio Coppola, Walter Alagna, Nicola Fici, Pino Carnese, Antonio Vinci, Mario Rodriquez, Rino Passalacqua, Piero Cavasino. In non firmatari, invece, sarebbero Ivan Gerardi, Enzo Sturiano, Pino Ferrantelli, Gaspare Di Girolamo, Michele Accardi, Vanessa Titone, Massimo Fernandez, Lele Pugliese. In bilico la posizione di Giancarlo Bonomo.
A conti fatti quindi la mozione di fiducia passerebbe con gli occhi chiusi, se i consiglieri fossero consequenziali alle parole pronunciate in Aula, e se non avessero attaccamento alla sedia da consigliere, strumento con cui fanno campagna elettorale e maneggiano potere. E allora oggi magari è il tempo pure di assumersi la responsabilità politica di presentare una mozione di sfiducia, dimostrando coerenza tra parole e atti. Parlano, criticano, sussurrano nei corridoi. Ma quando arriva il momento di agire, tutto tace.
Sembrano tutti oppositori, fino al momento in cui bisogna preparare, firmare e votare una mozione di sfiducia. A quel punto, cala il sipario e nessuno si fa avanti.
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