Trapani, quelli del quartierino e lo specchio rotto di Tranchida
In questi giorni, chi si fosse distratto un attimo potrebbe pensare che a Trapani ci sia stata un’epifania civica, un sussulto d’orgoglio amministrativo. L'ultimo post del sindaco accusa, denuncia, richiama all’ordine: basta con i “furbetti del quartierino”, quelli che non pagano la Tari, l’acqua, quelli che parcheggiano i macchinoni sulle strisce pedonali e poi pretendono anche rispetto.
Peccato che il “furbetto” di turno non sia un signor nessuno. Anche se non è citato, il riferimento delle parole del Sindaco è sempre lui, Valerio Antonini. E peccato che questo nome sia lo stesso che, fino a poco fa, il sindaco e il Palazzo portavano in trionfo come fosse un novello salvatore della patria.
Proviamo a mettere ordine, perché la memoria a Trapani e in generale nei palazzi del potere è labile quando fa comodo.
Aprile 2023. Valerio Antonini sbarca a Trapani. Compra il Trapani Calcio, si prende i Trapani Shark, promette investimenti, successi, mirabolanti fortune. Il sindaco applaude. Il consiglio comunale lo omaggia. Estate / Autunno 2023. Antonini diventa padrone del palcoscenico: conferenze stampa, tagli di nastri, foto con politici e assessori, sponsor pubblici (pochi i privati) che fanno la fila. Il Palazzo brilla dei suoi riflessi. Addirittura si lascia scappare in televisione (la sua) che la sintonia è tanta e tale che il bando per l'affidamento del palazzetto dello sport è stato scritto a 4 mani, anzi a 6: con il sindaco e l'assessore Barbara.
Febbraio 2024. Quando si accendono i primi fari con interviste, documenti e inchieste giornalistiche, quando qualche giornalista (giusto per fare nomi: Tp24) osa raccontare ciò che non torna in questa narrazione, ciò che andrebbe chiarito nei bilanci, nei rapporti societari, nel modo di fare del nuovo “re Mida”, ecco il silenzio. Anzi: Antonini insulta, denigra, minaccia querele a destra e a manca. E il sindaco? Il sindaco non vede, non sente, non parla. Neppure una parola a tutela della libertà di stampa o della dignità della città. Non vede e non vuole commentare (e non lo farà nemmeno il P)refetto, quando allo stadio compare un volgare e pesante attacco ad un giornalista e quando dalla tv di Antonini comincia una lunga campagna denigratoria contro i giornalisti che non adulano il presidente. Primavera 2024. Le prime crepe. Si comincia a sussurrare di utenze non pagate, fornitori insoddisfatti, promesse mancate. Il sindaco continua a sorridere in pubblico e a evitare il problema. Anche di fronte a costanti attacchi persino a semplici cittadini, rei di aver manifestato, magari con un semplice post, dubbi e perplessità, e costretti a subire la gogna social.
Gennaio 2025, conferimento della cittadinanza onoraria. In nome di “meriti sportivi” e “impegno per la città”. La stessa città che, oggi, ci viene detto proprio dal Sindaco, sarebbe vittima del suo presunto mancato pagamento di tributi per la gestione del PalaShark per 120mila euro.
Aprile 2025. Il cittadino onorario usa la sua emittente locale per definire, tra altri insulti, infami due giornalisti, sempre quelli, gli unici in provincia di Trapani, che avevano pubblicato documenti sul suo business nel Regno Unito. Il direttore della sua tv, giornalista anch'egli, ancora una volta si adegua.
Giugno 2025. Eccoci al post indignato del Sindaco Tranchida: Antonini, improvvisamente, diventa il cattivo. L’uomo da cui prendere le distanze.
Ecco, Sindaco: ma il “quartierino” chi l’ha costruito, chi l’ha arredato, chi ha diramato gli inviti a cena e ci ha brindato sopra? Quando era il momento di vigilare, di essere prudente, di evitare facili entusiasmi, Lei e la Sua amministrazione eravate impegnati a lucidare la medaglia della cittadinanza onoraria. Quando Antonini usava toni inaccettabili con giornalisti e cittadini, il Palazzo taceva e applaudiva.
La verità è un’altra: il danno più grande alla comunità lo fa chi governa con la memoria corta e la coerenza elastica. La città non si difende a colpi di post moralisti a orologeria. Si difende con le scelte giuste al momento giusto. Ma questo, a Trapani, è un talento raro. E anche per questo, forse, il “quartierino” prospera da anni. Cambiano i nomi, a volte anche la sede. Ma il "quartierino" resiste, inespugnabile.
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