Lo scandalo Galvagno: "Nascondete il business dietro la cultura"
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Gli amici dicono che non sia burbero e scontroso Gaetano Galvagno, che abbia sempre un sorriso pronto, che sia perfino simpatico. In politica servono altre qualità, seppure il lato caratteriale abbia la sua grande importanza. E non sempre Galvagno ha spiccato per simpatia, specie nei confronti della stampa, salvo poi dire che rispetta il grande lavoro che i giornalisti fanno, e non chiedono biglietti gratis. Loro, i giornalisti.
La fase è quella ancora delle indagini, la cautela è via maestra e pure d’obbligo. Le intercettazioni consegnano un quadro( non quello da 30mila euro che la portavoce De Capitani ha accettato come regalo) imbarazzante.
La cultura come business
Galvagno lo dice a Marianna Amato, non sapeva di essere intercettato, nè che c’erano le microcamere davanti casa sua: “Nascondete il business dietro la parola cultura”. Galvagno sapeva allora che stava andando oltre con i contribuiti elargiti, sapeva che il sistema messo su da queste donne, poco avvedute e attente al ruolo, era tutto fuorché cultura nel senso stretto della parola. Anzi, le ambizioni fameliche e tracotanti trovavano posto nella cultura, da sempre considerato il sottobosco cui nascondere ogni operazione. Eppure Galvagno aveva capito, e pure bene, che la De Capitani e la Amata erano interessate al giro di danaro, a trarne profitto. Ragionavano così, evento dopo evento.
Queste donne arrivano a posizioni di controllo perché sponsorizzate da uomini politici, come“Uomo 6” da cui dipende il posizionamento della Amato, componente della Fondazione Orchestra sinfonica siciliana.
Gli uomini e i numeri
C’è “Uomo6”, “Uomo 72”, “Uomo56”, “Uomo8”, e poi ancora “Uomo 57”, “Uomo 58”, Uomo59”, “Uomo 60”, “Uomo 61”, si tratta di politici che hanno avuto a che fare con Galvagno per i fondi pubblici da assegnare. Persone che hanno sollecitato i finanziamenti e su cui la magistratura sta ancora valutando la posizione, ad oggi non sono indagati. E poi ci sono le riunioni che Galvagno ha tenuto per decidere l’assegnazione dei fondi.
I tagli, Schifani corre ai ripari
Il caso è diventato insostenibile per il governo regionale, è indagata pure l’assessora Elvira Amata, al Turismo. L’assessore all’Economia e Bilancio, Alessandro Dagnino, non lascia dubbi e in modo netto chiarisce: “Non ci sarà alcuna operazione per rimpinguare capitili di spesa del bilancio approvato”. Una dichiarazione che arriva a indagine saputa ma prima ancora Galvagno aveva chiesto di aggiungere la somma di 1,4milioni di euro ai capitoli della spesa per l’assessorato al Turismo. L’annuncio di Dagnino è quello di inserire in manovra ter solo misure generali e anche queste saranno valutate nel merito.
Le reazioni, l’opposizione: ennesimo scandalo.
Anthony Barbagallo, segretario regionale del PD, ha parlato di un sistema di
spartizione dei fondi pubblici marcio: “Lo diciamo da tempo e i fatti ci danno ragione. C’è una questione morale su cui è necessario - almeno questa volta - che la politica arrivi prima della magistratura. I tempi per farlo sono strettissimi e ci aspettiamo uno scatto di reni sin da subito da parte dei protagonisti di questa vicenda. Abbiamo denunciato da sempre la singolare continuità nella delega al Turismo di Fratelli d’Italia e nella relazione anche con il ministero del Turismo e con la presenza di alcuni faccendieri che affollano i gabinetti e stanno macchiando l’immagine e la credibilità della regione siciliana”.
Barbagallo chiama in causa la funzione di controllo dello Stato:
“La vicenda non è più solo l’ennesimo episodio di mala politica regionale ma investe anche il ruolo di controllo dello Stato che troppe volte ha finto di non vedere non impugnando, per calcolo politico, finanziarie regionali bancomat o non intervenendo su scandali colossali che afferiscono alle indagini come, solo per fare un esempio, il disastro di “Agrigento Capitale della cultura 2025” . Il Pd ritiene che servano metodi più trasparenti per la gestione e l’erogazione delle risorse pubbliche”.
Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento Cinquestelle all’Assemblea regionale siciliana, si pone il problema del ruolo del parlamento: “Il parlamento siciliano è un’istituzione che rappresenta l’intera comunità regionale e proprio per questo va protetto, preservato e posto nelle condizioni migliori. Riteniamo che ogni valutazione ed eventuale passo indietro, utili a salvaguardare il prestigio e la piena operatività dell’Assemblea, debbano essere presi in considerazione con spirito istituzionale e senso di responsabilità, in attesa che la magistratura faccia il suo corso”.
La maggioranza: linciaggio mediatico
Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Grande Sicilia, si sofferma sul ruolo della stampa: “In questi giorni abbiamo assistito a un vero e proprio linciaggio mediatico che ha oltrepassato i limiti della libera informazione, compromettendo il diritto alla difesa e ledendo la reputazione e la dignità della persona coinvolta. Prima del Presidente, prima del politico, c’è l’uomo. Ed è doveroso tutelare la dignità di chi, ad oggi, è semplicemente un indagato e non un imputato, né tantomeno un condannato.Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo giurato sulla Costituzione, che sancisce la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, e sulla nostra Costituzione non sono consentite valutazioni a convenienza. È nostro dovere riportare questa vicenda all’interno della cornice dello Stato di diritto, nel rispetto sia dell’indagato sia della magistratura, nel cui operato continuiamo a riporre piena fiducia, come massimo baluardo della legalità nel nostro Paese. Per questo incoraggiamo il Presidente Galvagno ad andare avanti con il consueto equilibrio e senso di responsabilità che ha dimostrato sino ad ora. In questo percorso potrà contare sul nostro sostegno”.
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