Schifani impone la “tagliola” all’Ars: mai successo prima
Per la prima volta nella storia dell’Assemblea regionale siciliana è scattata la “tagliola”. Uno strumento previsto dal regolamento parlamentare, ma mai applicato finora a Sala d’Ercole, che consente di accelerare l’esame delle leggi impedendo la discussione su emendamenti e articoli, per passare direttamente al voto. Una misura estrema, invocata dal presidente della Regione Renato Schifani per superare l’ostruzionismo delle opposizioni sulla cosiddetta “manovra ter”, una finanziaria da circa 400 milioni di euro.
Il provvedimento, approvato con i due terzi dei capigruppo, ha mandato su tutte le furie Pd, Movimento 5 Stelle e il deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera, che ha parlato apertamente di “scempio fascista”, arrivando a imbavagliarsi in aula in segno di protesta. “Oggi l’Ars scrive la pagina più nera della sua storia”, ha attaccato Antonio De Luca, capogruppo M5S. “È un bavaglio alle opposizioni, un atto senza precedenti”. Dello stesso tenore le parole di Michele Catanzaro, capogruppo Pd: “Il centrodestra ha trasformato l’Aula in un luogo dove chi dissente viene silenziato”.
Il clima a Sala d’Ercole è incandescente. Lo stesso Schifani, durante il suo intervento, ha rivendicato la scelta della tagliola come “strumento necessario per sbloccare l’attività legislativa” dopo “sette ore perse per approvare il solo articolo 1”. Il governatore ha accusato l’opposizione di voler paralizzare l’Assemblea: “Se si impedisce a un Parlamento di legiferare, si impedisce il funzionamento dell’intero sistema. Io non posso fermarmi di fronte a regolamenti che favoriscono le barricate”. Poi ha rincarato: “A Roma si ricorre ai decreti d’urgenza. In Sicilia non è possibile. Ma non permetterò che una minoranza impedisca a una maggioranza legittimamente eletta di fare il proprio lavoro”.
Non sono mancati momenti di forte tensione anche fuori dall’Aula. Secondo quanto riferito dallo stesso La Vardera, Schifani avrebbe avuto un acceso scontro con il segretario generale dell’Ars, Fabrizio Scimè, che avrebbe espresso dubbi sulla legittimità della procedura. “Qui si fa come dico io”, avrebbe detto il presidente della Regione, forte della sua esperienza da ex presidente del Senato.
Intanto, mentre si consuma lo scontro istituzionale, la manovra resta impantanata. Dei 15 articoli previsti, ancora pochi sono stati votati. E il governo ha fretta: entro oggi vuole arrivare al traguardo. Anche perché i contenuti della legge toccano nodi delicati, come i fondi per l’emergenza siccità e incendi, l’acquisto di scuolabus e il sostegno ai comuni colpiti da calamità naturali. “Aumenteremo il fondo da 750 mila euro a due milioni”, ha annunciato Schifani in Aula.
Ma il voto segreto ha già riservato brutte sorprese alla maggioranza. L’articolo che destinava contributi permanenti all’editoria è stato prima salvato per due voti, poi bocciato. Stessa sorte per l’articolo che stanziava 10 milioni per la creazione di 500 laghetti aziendali, caro alla Lega e all’assessore Sammartino. È bastato il tradimento di pochi franchi tiratori per farlo affondare.
Le prossime ore si preannunciano decisive. La maggioranza vuole chiudere il capitolo entro questa mattina. Ma il prezzo politico pagato – con l’immagine di un’Aula spaccata, imbavagliata e sottomessa a un regolamento piegato all’emergenza – rischia di lasciare strascichi ben più lunghi.
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