La Democrazia Cristiana perde un altro pezzo di classe dirigente. A salutare è l’ex europarlamentare Francesca Donato, che ha annunciato la decisione di lasciare il partito e di dimettersi da tutte le cariche ricoperte, tra cui quelle di vicepresidente nazionale e consigliere nazionale.
La decisione assunta, ha detto, “nasce da divergenze politiche e di visione ormai insanabili con la linea del partito, così come definita dalla dirigenza nazionale, che non mi consentono di proseguire un percorso coerente. Si tratta di una scelta assunta senza alcuna volontà polemica, ma per coerenza con i miei valori, i miei obiettivi e la mia visione dell’impegno politico”.
I neo commissari regionali Salvatore Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi sono già al lavoro per rimettere in attività il partito. Incontreranno il presidente della Regione Renato Schifani per discutere del futuro: “Se ci saranno le condizioni politiche continueremo nel percorso intrapreso nel 2022, altrimenti ne prenderemo atto e continueremo a lavorare per il bene della Sicilia da un’altra prospettiva”.
Schifani: nessuna novità, DC resta fuori dalla giunta
Il governatore, che nel frattempo è rimasto accanto alle popolazioni colpite dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, ha replicato: “Seppur quasi completamente assorbito dall’emergenza maltempo, da quello che ho potuto leggere non mi sembra di intravedere significative novità. Vedo una fase di transizione i cui tempi non sono in grado di individuare”.
Il peso della DC
Ripartire dopo i fatti accaduti e senza Totò Cuffaro è difficile. Il problema non è nemmeno il nome Cuffaro, pesante, ma il metodo utilizzato. E Schifani lo ha ribadito ancora nell’ultima conferenza stampa di fine anno. L’inchiesta e le raccomandazioni in sanità hanno provocato imbarazzo in tutto il centrodestra, che in questi anni ha dovuto fronteggiare diversi scandali. E galleggiare.
Sono due gli assessori che Schifani ha rimosso: Andrea Messina agli Enti Locali e Nuccia Albano alla Famiglia. Deleghe che il presidente esercita ad interim, e che dovrebbe affidare in quel rimpasto che tarda ad arrivare.
È calato il silenzio anche in provincia di Trapani. La classe dirigente è silente, non partecipa, non manda comunicati; non si sa nemmeno se stia tentando di riorganizzarsi. Si sono registrati abbandoni, da Vita Ippolito a Mazara a Gaspare Di Girolamo a Marsala.
Dopo un colpo detonante in politica non si ricostruisce cambiando pelle. Sono stati scoperchiati metodi e alleanze di comodo, messe a nudo leadership. La fase da gestire è difficile: chi resta, chi scappa, chi finge di non aver visto, chi prova a rientrare come se nulla fosse. È lì che si decide se nasce qualcosa di nuovo o se si tenta solo di rimettere insieme i cocci con lo scotch.